Liberarsi dalla stanchezza

In autunno è sicuramente più facile cadere in preda all’astenia, termine medico a cui possiamo dare tanti nomi: stanchezza, debolezza, spossatezza, fiacca, assenza di forze. La stanchezza è un semplice segnale dell’organismo per avvertire che c’è bisogno di riposarsi, ma a volte succede che, nonostante tutti gli sforzi per rinvigorirsi, la stanchezza persista e cominci ad interferire con la qualità della vita, con la capacità lavorativa ma anche con le relazioni sociali. A livello fisico può accentuarsi il senso di intolleranza al freddo, peggiorare il colorito del viso, lo stato di capelli ed unghie e possono comparire disturbi del sonno. Emotivamente compaiono stati ansiosi-depressivi. A livello mentale diventa più difficile concentrarsi, apprendere nuove informazioni ed anche la memoria peggiora. Dal punto di vista nutrizionale aumenta sicuramente la voglia di dolce e si può andare incontro a comportamenti bulimici o anoressici.

In certi casi questo tipo di stanchezza può derivare dall’uso di alcuni farmaci e dai rispettivi effetti collaterali, da malattie che sottraggono forza o da altre condizioni come l’anemia, la celiachia e forme di intolleranze alimentari che portano a malassorbimento. Tuttavia spesso la stanchezza prolungata dipende dallo stile di vita e da alcuni schemi comportamentali sui quali si può lavorare.

Una volta sentii un medico americano dare una visione personale della stanchezza che trovo allo stesso tempo semplice ed efficace. Disse che il nostro livello di energia è come un fiume che scorre. Il fiume ha numerosi affluenti, ma anche punti in cui il flusso viene ostacolato o drenato. Secondo lui la nostra energia principale spesso viene drenata via per digerire il cibo che mangiamo. In questo modo la riserva rimasta per il funzionamento muscolare, del sistema immunitario o per l’attività mentale e fisica diventa insufficiente. Tutte le cause attribuite alla stanchezza come le infezioni virali, le carenze minerali, la depressione semplicemente contribuiscono al peggioramento della capacità digestiva. Essere depressi, per esempio, porta di solito ad essere dipendenti dallo zucchero peggiorando ulteriormente quello che è lo stato dell’intestino. Non dormire bene aumenta il consumo di stimolanti nervosi che a loro volta, finito l’effetto iniziale di picco, mantengono l’organismo in uno stato di tensione che genera ulteriore stanchezza, oltre che influenzare anche l’effetto di assorbimento di alcune sostanze e minerali.

Le abitudini alimentari che aprono la strada alla stanchezza e ne peggiorano la ripresa sono:

  • l’uso di cibi poveri di nutrienti e poco vitali quindi privi di enzimi che sostengono i processi digestivi;
  • cibi che portano a continui sbalzi della glicemia (zuccheri e farine raffinate);
  • lo smodato consumo di carboidrati raffinati e zuccheri, che indeboliscono l’intestino predisponendolo ad intolleranze, allergie ed impoverimento della flora batterica (non solo pane, pizza e dolci ma anche estrusi di cereali da colazione e barrette-soffiette).

Le buone abitudini a tavola anti stanchezza:

  • Bere ed idratarsi con acqua. Usare anche infusi a base di spezie dolci come cannella, chiodi di garofano e frutta come la mela. Anche il latte di mandorle è un vero toccasana se non zuccherato.
  • Fortunatamente il raccolto autunnale ed i cereali integrali, opportunamente preparati, ci forniscono tutto ciò di cui abbiamo bisogno per risollevarci. Pensiamo all’avena che energizza, sostiene il sistema nervoso ed ha ottime fibre per l’intestino. Abituiamoci ad usarla per colazione sotto forma di porridge per esempio. Le castagne: nutrienti ed energetiche. Possiamo usarle per merenda, per fare dei dolci, ma anche nelle minestre e nei piatti unici al posto dei cereali. I legumi, le verdure di stagione, molto ricche di amidi quasi a toglierci naturalmente la voglia di dolce. La frutta secca, i semi oleaginosi. La frutta fresca: mele, pere, melograni.
  • Prodotti ricchi di enzimi e fermenti come i crauti (cavolo cappuccio e sale), tra le bevande il kombucha ed il kvass utili anche a depurare il fegato.
  • Usare sale marino integrale che sostiene le surrenali scariche.

Tra le abitudini caratteriali che causano la stanchezza spesso c’è un’attività mentale troppo preponderante rispetto a quella fisica. È importante perciò, nonostante sembri di non avere le forze, fare del moto ed ossigenare bene l’organismo.

A livello emozionale e metafisico la causa della stanchezza è data a volte dalla credenza di non meritarsi certe cose. A questo livello è importante compiere un lavoro di consapevolezza interiore.

Ci sono poi certe categorie di persone, i cosiddetti Angeli Terreni, che sono molto predisposte alla sindrome da stanchezza per la loro propensione di “uomini e donne che amano troppo”. Sono persone molto vulnerabili ai prosciugamenti energetici da parte di persone che si appoggiano eccessivamente. Spesso svolgono lavori nel sociale o si trovano invischiati in relazioni tossiche con persone che vanno aiutate. In questo caso è importante imparare a depurarsi e a schermarsi. Depurarsi vuol dire fare qualcosa che rialzi subito l’energia dopo l’evento disturbante, magari la discussione con un collega. Può essere una boccata d’aria a pieni polmoni, un bagno caldo in acqua salata. Schermarsi vuol dire evitare di farsi risucchiare via tutta l’energia: si può tenere la mano, un libro, un fascicolo davanti alla bocca dello stomaco, poco sopra l’ombelico oppure si può immaginare un guscio di luce che ci avvolge.

Vale anche la pena ricordare che una grande stanchezza può essere normale dopo la risoluzione di un importante conflitto. Dopo aver fatto un intenso lavoro interiore c’è bisogno di prendersi del tempo completamente libero per lasciare che le nuove idee, il nuovo modo di vedere noi, i nostri familiari e gli altri sedimenti. Ben venga allora sdraiarsi e guardare fuori le foglie che trascolorano e che cadendo a terra traggono nuova energia nella successiva trasformazione, nel diventare humus, cibo, vita, proprio come il nostro essere anela a fare nell’oscurità autunnale.

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Stai sabotando la tua vita?

Sono passati molti anni da quando ho cominciato ad usare le affermazioni positive come mezzo per ottenere risultati e cambiare credenze inconsce. All’inizio l’effetto è stato portentoso e la mia vita ha preso il volo, poi piano piano, più le cose andavano meglio, più accadeva qualcosa che mi riportava in un modo o nell’altro a sentirmi ancora estremamente limitata rispetto al raggiungimento dei miei obiettivi di vita o a come volevo sentirmi. Mi accorgo che questo accade anche ai miei clienti ed accade in misura sempre più rapida e violenta rispetto ad anni fa. Si applica ad obiettivi diversi tra cui il peso ed il benessere generale. Persone che cominciano un percorso di crescita personale e che non si spiegano come mai stanno peggio adesso che mangiano meglio, che meditano, che corrono, che fanno tutto quello che serve per sentirsi veramente bene. Magari dopo giorni di pieno benessere precipitano in forme di malessere oscure; dopo giorni in cui il peso finalmente sta scendendo ecco che di botto risale improvvisamente. Si dà la colpa all’aver sgarrato, all’aver saltato due giorni di attività fisica, ecc. In realtà un essere in equilibrio ed in salute è in grado di sopportare e di adattarsi, se sta bene emozionalmente e spiritualmente, a giorni di scompensi. Quello che invece raramente consideriamo è il boicottaggio; l’antica arma, la più potente, l’unica che può farci sentire al sicuro quando le cose stanno prendendo una piega troppo positiva. Quando si è bloccati in qualche settore della propria vita è perché inconsciamente ci si sente più sicuri così. Si potrebbe non essere felici, ma almeno si sa ciò che si è: infelici. Infatti a far molta più paura dell’esprimersi al massimo è la paura dell’ignoto. Se fossi davvero magro, cosa succederebbe davvero? Magari diventerei più attraente ed ho troppa paura di mettermi in gioco. Se mettessi a frutto la mia creatività cosa accadrebbe a me e a chi mi circonda? Magari dovrei lasciare quel lavoro che non amo, ma che mi fa sentire così sicuro. Si hanno delle idee veramente brutte su cosa potrebbe accadere (gli altri ci abbandoneranno, ci licenzieranno, chiederanno il divorzio, la mia situazione peggiorerà) quindi piuttosto che scoprirlo meglio rimanere bloccati. In realtà si tenta per giorni, per settimane di vivere secondo quell’ideale, ma poi come un elastico si torna alla posizione iniziale. Inoltre, più si tira l’elastico per andare verso la vita che si vuole, più forte è il contraccolpo. Così se una volta si stava quasi sempre male o comunque non si riusciva mai a dare il meglio di se, adesso che si è conquistata l’abilità di poterlo fare, si vivono momenti di sconforto molto più angoscianti o momenti di malessere fisico ancora più forti. Bene! Sì, bene! È il momento migliore per andare a scoperchiare il vaso di Pandora. Un po’ tutti i protagonisti delle nostre storie o film preferiti vivono quel massimo tracollo dal quale tutto si sblocca. Ricordo “la vita è meravigliosa” di Frank Capra o il più recente “mangia, prega, ama” o i protagonisti bloccati di “gente di Dublino”. Senza quel momento in cui si tocca il fondo non può nascere quel “adesso basta” che finalmente mette a nudo il boicottaggio. C’è chi dice che boicottarsi è normale perché il genere umano tende a scegliere la sofferenza, ma io credo che faccia parte della nostra storia personale e che sia un mezzo per permetterci di evolvere nella misura in cui abbiamo scelto di farlo. Prosegui la lettura

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Voce del verbo sgarrare

Quando qualcuno racconta con enfasi o con senso di colpa che ha mangiato tanto o che ha esagerato con i classici cibi ritenuti proibiti dalle diete tradizionali, di solito si sente rispondere: “Hai fatto bene, ogni tanto ci vuole”. In estate sembra che sia ancora più lecito che “l’ogni tanto” si trasformi nella durata di tutta la vacanza. Quando a fine maggio qualche cliente mi dice che si farà vivo dopo l’estate capisco perfettamente cosa intende. In vacanza non si può controllare il cibo. In realtà il problema è un altro:

il modo migliore per fallire nel tentativo di trovare un equilibrio alimentare è pensare di dover esercitare un controllo continuo e costante e di vietarsi tutta una certa categoria di cibi ritenuti solitamente più calorici.

La realtà è che tutto ciò che è proibito diventa sempre più desiderato; è un normale processo psicologico. Più ci si irrigidisce nelle limitazioni più il desiderio diventa forte innescando reazioni di rabbia che di solito sfociano nella brama dei cibi vietati. Non smetterò mai di sottolineare come un vero e sano programma alimentare non ha nulla a che vedere con il controllo ossessivo dell’alimentazione. Si può quindi evitare di cadere nella trappola del “più divieto, più desiderio” (G.Nardone) pur avendo un’alimentazione sana ed adeguata. Come fare? Alcuni spunti pratici:

Per prima cosa si toglie l’aureola di cibo santo ed il forcone di cibo proibito ricordando che non è il cibo in sé il problema, ma come è fatto e la qualità delle materie prime. Un sorbetto fatto di zuccheri, latte in polvere, addensanti, emulsionanti, aromi non ha nulla a che vedere con un sorbetto fatto di acqua, succo di limone ed un po’ di zucchero. Una torta fatta a partire da ingredienti freschi e di qualità non ha nulla a che vedere con una torta costruita in laboratorio. In questo momento non mi riferisco alle torte senza-senza (senza zucchero, senza glutine, senza uova, senza burro, ecc.), ma a quelle tradizionali. Una persona abituata alla cucina tradizionale potrebbe non sentirsi appagata mangiando una torta senza-senza perché non abituata a questi gusti e potrebbe considerare come cibo proibito solo la classica torta calorica, ma nemmeno quella lo è. Tuttavia tutti i buongustai, se messi davanti ad una torta fatta dalla bisnonna (quando ancora le buste non esistevano), rispetto ad una confezionata, saprebbero sentirne la differenza. Quando rifiuto di mangiare un sorbetto non lo faccio perché sono a dieta ma perché non mi fa star bene proprio per come è fatto. Nulla toglie che me lo possa preparare io più tardi o andarmi a comprare un gelato dove viene prodotto come piace a me. Molti di noi dopo le “trasgressioni” alimentari si sentono appesantiti, gonfi, e non certo perché hanno mangiato un cibo proibito, ma perché hanno mangiato qualcosa di veramente scadente. I più sfortunati in questo caso sono coloro che digeriscono davvero tutto e che quindi apparentemente non sono guidati dalle risposte corporee nella scelta degli sgarri. In realtà se anche queste persone imparassero ad ascoltarsi si accorgerebbero che, pur non avendo problemi digestivi, magari manifestano altri sintomi fisici come mal di testa, crampi muscolari, tosse, fatica, insonnia, stanchezza, tremore, debolezza muscolare, difficoltà di concentrazione, pallore oppure esclusivamente sintomi emozionali quali ansia, noia, tristezza, depressione, irritabilità, agitazione, paura, rabbia, inquietudine, distrazione, avidità, fretta. Riassumendo il principio è quello di concedersi il cibo classificato proibito (anche se non lo è), ma esclusivamente se di prima qualità e se inserito all’interno dei normali pasti o degli snack principali (non a qualsiasi ora del giorno e della notte).Prosegui la lettura

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Centrifughe, Estratti, Frullati: vantaggi e svantaggi

Sono entrambi un toccasana per affrontare il caldo dell’estate: idratanti, amici della pelle, ricchi di sostanze bioattive ed una fonte di energia immediata. Spesso mi viene chiesto se sia meglio assumere centrifughe, estratti o frullati oppure se sia davvero indispensabile introdurli nella dieta quotidiana. Nel filone della medicina naturale odierna preparare succhi e frullati è un’attività molto popolare, anzi quasi doverosa. Proviamo quindi a trattare vantaggi e svantaggi di queste bevande e a definire quale può essere il loro ruolo in una dieta sana ed equilibrata.

CENTRIFUGHE/ESTRATTI

Le centrifughe e gli estratti sono ottenute mediante estrazione di acqua e nutrienti da frutta e verdura con la contemporanea eliminazione delle fibre. Senza di queste i nutrienti sono resi subito disponibili garantendo un’immediata sferzata di energia. Oggi gli estrattori di succo a freddo hanno letteralmente sostituito le classiche centrifughe. I primi infatti permettono di ottenere nel succo maggiori sostanze bioattive perché aumentano l’efficienza di estrazione ricavando anche i nutrienti intrappolati nelle bucce o nei semi e, non scaldando, preservano alcune sostanze sensibili al calore come gli enzimi e le vitamine.

Grazie alla facile digeribilità ed assimilazione le centrifughe sono particolarmente indicate per tutte le persone che hanno difficoltà a processare le fibre (digestione difficile, colon irritabile, colon infiammato per esempio da cicli di chemioterapia), nei bambini in fase di svezzamento, in chi soffre di deficit nutrizionali come l’anoressia. Ho osservato tuttavia che, pur avendo eliminato completamente la fibra, in persone particolarmente sensibili, l’uso eccessivo di succhi di frutta e verdure crude può causare comunque feci sfatte o diarrea*.

L’assenza di fibra, se è un vantaggio per alcuni, diventa uno svantaggio quando invece c’è bisogno di avvertire il senso di sazietà, di nutrire la flora batterica intestinale e di evitare sgraditi picchi di glicemia. Per ovviare ai primi due svantaggi oggi si trovano degli estrattori in grado di lasciare all’interno del succo in uscita maggiori quantità di fibra. Per quanto riguarda l’eccessiva presenza di zuccheri e gli indesiderati picchi di glicemia sarebbe meglio preparare delle centrifughe a base di verdure come lattuga, cetriolo, cicoria, tarassaco, ortica ed erbe spontanee evitando di esagerare con la frutta e con le verdure dolci (carote, rape, cipolle, patate, zucche).

I centrifugati o gli estratti ricchi di verdure appartenenti alla famiglia delle crucifere (cavoli, broccoli, rucola, crescione, ravanello, verze, ecc.), molto in voga al momento, se consumati in eccesso possono dare problemi a chi soffre di ipotiroidismo perché hanno una certa attività goitrogena che sopprime la funzionalità della tiroide. Prosegui la lettura

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DETOX: stimolare o rinforzare?

L’idea che il corpo e la mente vadano ripuliti di tanto in tanto è veramente antica. L’idea di ripulire il corpo per rendersi più puri anche nell’anima fa parte della tradizione giudaico-cristiana-islamica, ma anche di quella buddista-induista. In tutto il mondo da sempre vengono usate erbe e rimedi proprio a questo scopo. Le radici della moderna disintossicazione del corpo affondano invece nella tradizione igienista: Silvester Graham, il sanatorio in Michigan del dottor John Kellogg, pioniere della purificazione corporea, i padri dell’igienismo moderno Helbert Shelton ed Albert Mosséri.

Pur avendo da sempre promosso un’alimentazione vegana come protocollo di disintossicazione guardo con un certo sospetto gli innumerevoli metodi di depurazione dell’organismo che soprattutto in primavera ed autunno popolano riviste, libri, blog, TV ed altri mezzi di comunicazione. Mi sembra di notare che molte persone si sentano quasi obbligate ad assumere qualcosa in vicinanza del cambio stagione per “far pulizia”. In primavera ci viene detto che dobbiamo liberarci delle tossine invernali ed in autunno di quelle estive. Non ero ancora riuscita a capire e a spiegare bene perché non sono una sostenitrice di questi protocolli finché non ho letto un articolo* di John Kozinski. Nell’articolo John, noto ricercatore nel settore della salute naturale, ricorda gli insegnamenti della medicina tradizionale cinese che promuove due diversi approcci di depurazione. In un approccio la depurazione si ottiene stimolando gli organi emuntori quali fegato, reni ed intestino attraverso l’uso di sostanze naturali. Nel secondo tipo di approccio le tossine vengono eliminate rinforzando e sostenendo la funzione di questi organi attraverso il cibo, lo stile di vita, l’esercizio fisico e le erbe. Questo secondo approccio era considerato il più sicuro e basilare per poter eliminare le tossine. Il primo approccio veniva invece suggerito solo alle persone più forti. Oggigiorno mi sembra che quasi tutte le proposte, soprattutto quelle più commerciali, si focalizzano sulla stimolazione invece che sul rinforzo degli organi. Viviamo sicuramente in un ambiente molto inquinato e le tossine abbondano nel cibo, nell’acqua, nell’ambiente stesso, nei prodotti per il corpo e nei prodotti per la casa. Ci sono numerose evidenze scientifiche che queste tossine possono accumularsi nel corpo e causare danni di varia entità. Per questo motivo liberarsi dalle tossine diventa una parte importante del processo di guarigione. Il problema principale degli approcci di depurazione più in voga al momento sta nei metodi di pulizia usati, alcuni dei quali potrebbero addirittura essere controproducenti. Prosegui la lettura

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Aprile dolce dormire

Quando mi soffermo a leggere certe notizie scientifiche o la prefazione di alcuni libri, soprattutto americani, mi viene spesso da sorridere pensando: “Occorreva proprio uno studio o addirittura un libro intero per ricordarci ciò che il buon senso o l’istinto dovrebbe già sapere?” Così la settimana scorsa quando mi è capitato per le mani il libro di Sara C. Mednick, ricercatrice al Salk Institute, un’autorità per quanto riguarda lo studio del sonno e dei sonnellini, dal titolo “Take a Nap! Change Your Life” che possiamo tradurre in “Schiaccia un pisolino, Cambia la tua Vita”, nonostante una certa reticenza iniziale ad investire del tempo in un argomento che mi sembrava ovvio, mi sono lasciata incuriosire dalle idee proposte.

L’autrice esordisce spiegando come sia scritta nel nostro DNA l’esigenza di schiacciare dei pisolini, una caratteristica condivisa da tutto il regno animale. Siamo animali multifasici che non soddisfano il bisogno di riposo in un’unica trance. Nell’antichità il riposino era una componente necessaria dell’esistenza umana quanto quella di dormire la notte, infatti la parola “siesta” deriva dal latino hora sexta- “sesta ora” (a partire dal mattino, quindi mezzogiorno), un tempo che doveva essere dedicato al riposo, proprio come le altre ore erano dedicate alla preghiera, ai pasti o ad altre attività specifiche. La pratica dei sonnellini quindi era comune in tutta Europa prima dell’avvento della rivoluzione industriale, momento in cui abbiamo cominciato a vivere secondo il passo delle esigenze lavorative invece che del nostro ritmo naturale. La stessa cosa è successa con gli orari dei pasti.

Nel 1879 Thomas Edison ed i suoi collaboratori resero la lampadina elettrica commercializzabile ed alla portata di tutti e da quel momento in poi i nostri ritmi sonno-veglia-pasti sono cambiati definitivamente. Se i nostri antenati dormivano una media di 10 ore, dopo l’avvento della luce artificiale il tempo dedicato al riposo notturno è diminuito del 20% assestandosi sulle 8 ore nel XX secolo, ed attualmente è di 6,7 ore negli Stati Uniti. Così come il cibo moderno è cambiato più velocemente del nostro DNA e della nostra capacità di adattarci ad esso, anche i ritmi sonno-veglia, assestati in anni di evoluzione, sono cambiati drasticamente nell’ultimo secolo. Questo sembra aver portato a notevoli problemi di stanchezza cronica. L’autrice riferendosi al deficit di sonno parla di killer silente e lo associa a diversi disturbi di salute, ma anche a rischi di errori lavorativi ed a problemi alla guida. Ognuno di noi necessita di tempi di sonno notturno e di riposo diversi per sentirsi bene ed è importante che facciamo delle prove per capire le nostre necessità invece di continuare ad assumere eccitanti nervosi per tenere alta l’attenzione e la performance, inficiando così la qualità del riposo notturno e lo stato di salute. Prosegui la lettura

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Pentole in sicurezza

Qualcuno mi ha chiesto cosa può regalarmi per il compleanno ed ho candidamente risposto che avrei bisogno di rifare il mio set di pentole. “No, forse non hai capito, ho chiesto cosa ti serve per il compleanno” mi viene risposto. Rido. Pentole e padelle non sono il mio pane quotidiano, ma mi piace cucinare e quando lo faccio mi diverto a viaggiare con i materiali, ricordandomi di come certi cibi venivano cotti su specifici materiali, non a caso. Ricordo mio nonno, da valtellinese doc, usare la pietra ollare per gli stufati o come piastra e il paiolo di rame per la polenta.

Comprare delle pentole e delle padelle di qualità è un ottimo investimento per la salute e resto molto male quando vedo preparare del cibo biologico, naturale, sano in delle padelle antiaderenti usurate e graffiate. Mi sorge spontanea la domanda: “Perché preoccuparsi di avere i migliori ingredienti biologici se all’ultimo momento ne comprometto la qualità scegliendo di prepararli nella pentola o nella padella sbagliata?”

In un libro di cucina pubblicato negli anni 70 (“Foods of the World”) sotto la frase di non usare l’alluminio e la ghisa non smaltata perché scoloriscono alcuni cibi come il tuorlo d’uovo, il vino, l’aceto o il limone c’era già implicita l’affermazione che i cibi acidi reagiscono con l’alluminio. Che nelle pentole di alluminio avvengano reazioni tossiche è una conoscenza ormai abbastanza diffusa ed i sali che si formano sembrano connessi non solo a disturbi intestinali, cattivo assorbimento del cibo ma anche a serie patologie come l’Alzheimer. Fate la prova e provate a cucinare in esse qualcosa contenente pomodoro, sarà facile avvertire lo strano gusto metallico della pietanza. Le pentole di alluminio vengono spesso usate per l’elevata conducibilità termica ma in esse il cibo, oltre a quanto visto sopra, può attaccarsi facilmente, inoltre non sono nemmeno adatte al lavaggio in lavastoviglie.

Un altro materiale sempre più discusso è il Teflon, la cui base chimica è il politetrafluoroetilene (Ptfe), usato per il rivestimento di molte padelle antiaderenti. Quando viene scaldato sopra i 360°C rilascia gas e particelle tossiche che sono associate alla morte di numerosi uccellini da compagnia (pappagalli e canarini) e ad uno sconosciuto numero di malattie umane. Le ditte si difendono dicendo che queste temperature non vengono raggiunge con il normale utilizzo. In realtà gli ultimi test dell’EWG (Enwironmental Working Group) dimostrano che queste temperature sono normalmente raggiunte e superate nella fase di preriscaldamento della padella su fuoco alto dopo 2-5 minuti. Respirando i fumi si possono avvertire dei sintomi simili a quelli dell’influenza. Lunghezza e capacità polmonare rendono gli uccelli molto sensibili a questi fumi ed alle tossine ambientali in genere. Prosegui la lettura

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Superfood

Siamo ormai giunti ad una nuova era nel mondo della nutrizione. Trasporti, comunicazioni, conoscenze sempre più approfondite hanno reso disponibili una quantità incredibile di cibi provenienti da tutto il mondo. In particolare stiamo riscoprendo il cibo vegetale vivo e vero, i supercibi (cibi caratterizzati dall’avere molti nutrienti particolari ed unici associati contemporaneamente nello stesso prodotto) e le supererbe (in particolare quelle toniche ed adattogene, come l’unghia di gatto, i funghi medicinali).

In Italia la moda dei supercibi è scoppiata negli ultimi due anni. Ebbi modo di vedere un analogo fervore nel 2007 quando vivevo negli Stati Uniti. Allora ero stata travolta anch’io dall’entusiasmo dell’ondata crudista e dai supercibi. Ricordo che in compagnia quando era ora di sgranocchiare qualcosa ognuno tirava fuori dalla borsa il sacchettino del tesoro contenente bacche di goji, fave di cacao crudo, semi di canapa, le more di gelso (qui da noi nessuno le raccoglie e cadono a terra), la spirulina, l’acqua di cocco, ecc. Altrimenti si entrava in un bar di quelli salutistici per un frullatone verde con aggiunta di queste supercibi. Si trattava sempre di prodotti crudi certificati (che non avessero subito pastorizzazioni) e biologici. Anche le mandorle italiane si trovavano accanto ai supercibi perché quelle americane per legge devono essere pastorizzate e quindi non esistono nella versione cruda!

Assistendo ad alcune conferenze sui supercibi mi sono fatta l’idea che questi non solo vanno a nutrire cervello, ossa, muscoli, pelle, capelli, organi, sistema immunitario, sistema riproduttivo, ecc. ma che a lungo termine correggono gli squilibri alimentari e ci riportano ad una dieta più naturale. Il supercibo dovrebbe idealmente facilitare il compito di disintossicazione ed il procedere verso una dieta più salutare senza bisogno di prendere delle vitamine e degli integratori considerati “morti”. A dire il vero questo aspetto non l’ho riscontrato molto spesso né negli Stati Uniti né qui da noi. Invece di essere il cibo che dovrebbe accompagnarci ad una rivoluzione di vita a volte mi sembra che venga usato come il cibo che placa i sensi di colpa: “Mangio male, fumo, mi intossico di stress, ma per fortuna ho la manciata di goji”. Certamente è più salutare consumare del superfood invece dello snack industriale, anche se probabilmente, in questi casi, i benefici ottenuti sono da ascriversi più a ciò che non si è mangiato che all’introduzione del supercibo stesso. È comunque un primo passo, un tentativo di inserire qualcosa di salutare, che dovrebbe comunque essere accompagnato dall’inserimento di più verdura cruda e frutta nella dieta quotidiana. Mi è capitato inoltre di osservare che anche le persone più intransigenti che non hanno mai comprato banane perché vengono dall’altra parte del mondo hanno ceduto di fronte a questi prodotti. Ugualmente i fervidi sostenitori di una dieta priva di solanacee (pomodori, patate, melanzane, peperoni, peperoncino) le consumano senza preoccupazioni sotto forma di bacche di goji, che lo sono.

Come scegliere i supercibi

Alle fiere agricole si trovano ormai con facilità piantine di supercibi come aloe e bacche di goji; bisogna però ricordarsi che la concentrazione dei preziosi nutrienti è molto diversa a seconda del terreno e del clima in cui la pianta viene cresciuta. Pensate all’aloe che, se coltivata in Sicilia o in Sardegna, ha proprietà terapeutiche molto più concentrate che se venisse coltivata da noi. Quindi il fai da te non sempre restituisce ciò che stiamo cercando.

La maggior parte delle proprietà considerate è termolabile, quindi il supercibo acquistato deve essere di altissima qualità e soprattutto fresco (essiccato a bassa temperatura). Purtroppo però spesso queste bacche sono deperibili e quindi vengono trattate. Basta tuttavia un processo di pastorizzazione per rischiare di impoverire pesantemente il prodotto. Per la stessa ragione non credo abbia senso comprare le marmellate di supercibi, i succhi confezionati di supercibi (sono pastorizzati), i biscotti cotti al forno contenenti bacche speciali, le polveri ottenute a temperature superiori ai 40 gradi. In questo caso è davvero palese la manovra di marketing più che l’utilità del prodotto stesso.

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L' Esercizio Fisico come piacere e stile di vita

Una fetta importante della torta relativa al cibo primario, il cibo che ci nutre animicamente, mentalmente e fisicamente, al di là di ciò che mangiamo, è rappresentata dall’esercizio fisico, che spesso viene anche messo al primo posto tra i propositi per l’anno nuovo. D’altra parte l’esperienza relativa al movimento sperimentata dalla maggior parte delle persone è quella di iniziare l’attività, di smetterla, di iniziarla di nuovo, di smettere di nuovo. Non bisogna sentirsi in colpa per questo ma vale la pena chiedersi come mai non si riesce a far diventare l’esercizio fisico un’abitudine o uno stile di vita. Credo che i maggiori problemi siano legati alle aspettative sbagliate con cui si parte a fare attività fisica.

L’attività fisica non è un dovere, ma un piacere. Non riuscire a farla non è scarsa forza di volontà, è insufficiente motivazione. Il motivatore più forte è il fare ciò che piace, ciò che ci porta ispirazione ed equilibrio e che può cambiare nel corso degli anni.

Per ognuno di noi, proprio come esiste il cibo ideale, esiste anche l’attività fisica ideale. Non siamo tutti uguali perciò indipendentemente da ciò che va di moda al momento o che hanno scelto i nostri amici sarebbe opportuno valutare di che tipo di attività abbiamo bisogno. Questo vuol dire scegliere l’attività che ci ri-equilibra. Se già facciamo un lavoro molto impegnativo fisicamente per trovare equilibrio bisognerebbe scegliere qualcosa di dolce come il camminare, lo yoga, non certo della pesistica o del cardio fitness. Se invece abbiamo un lavoro sedentario ci aiuterebbe fare della camminata veloce, della corsa, della pesistica leggera, la danza, ecc. Inoltre l’attività va scelta in base a ciò che ci piace e che ci dà godimento e non a delle tabelle in cui c’è scritto quante calorie si consumano. Ricordo che in uno studio scientifico mondiale su 5000 ultracentenari in ottima salute quello che è emerso è che tutti nella loro vita si sono mossi sudando un pochino, ma in modi diversi e perfettamente adeguati alle diverse realtà: tagliando alberi, camminando, danzando, facendo l’amore! Personalmente, pur non amando le grandi sudate, amo molti tipi di sport ma mi sono accorta da alcuni anni che non ottengo più alcun beneficio dal costringermi ad andare in luoghi chiusi appositamente adibiti. Entro in piscina (da sempre il nuoto è il mio sport preferito) e mi assale la nausea per l’odore, l’aria, le luci. Torno in palestra per fare yoga, che amo tantissimo, ma c’è sempre qualcosa per cui non riesco ad andare costantemente. Insomma quando ho finalmente capito che in questo momento per me è più importante il contatto con l’aria e la natura ed ho cercato di camminare o andare in bicicletta tutte le volte che posso ho cominciato a sentirmi di nuovo viva e felice di fare attività fisica. L’importante è mantenersi attivi perché farlo nutre non solo il corpo fisico ma anche la mente che rilassandosi può agire da promotore della salute per effetto indiretto. Infatti la nostra felicità porta nel corpo alla liberazione di ormoni che attraverso una serie di reazioni a catena promuovono il benessere fisico. Fare attività fisica sotto stress perché la si deve fare, invece che dare i famosi benefici dichiarati sulla carta, può portare a liberare l’ormone dello stress, con risposte corporee che vanificano ogni sforzo.

Pensare che le cose fatte in grande siano le migliori diventa un limite. In realtà spesso il nostro obiettivo relativo all’attività fisica è troppo difficile e non sostenibile a lungo termine, proprio come una dieta. Partiamo da dove siamo.

Se da un lato è importante cominciare con ambizione ed entusiasmo dall’altro lato per alcuni anche un’ora di palestra due volte a settimana è troppo. Si affannano per mesi, ma alla fine soccombono. Mi viene in mente il video della campagna “Let’s move” in cui Obama e Joe Biden corrono per i corridoi della Casa Bianca in giacca e cravatta per poi arrivare in giardino ed infine riprendersi sorseggiando un bicchiere d’acqua. Biden chiede ad Obama, “Mr President sei pronto a muoverti?” e il Presidente tralascia i dossier che stava consultando, abbandona la sedia e si dà alla corsetta. L’intento? Quello di far capire che basta poco, qualsiasi tipo di attività si scelga è una medicina naturale per tutto il corpo. L’altro messaggio è che l’acqua resta il modo migliore per idratarsi dopo l’attività invece di tante bevande gassate ed energetiche. Anche per i più pigroni va ricordato che la migliore attività fisica è quella fisiologica ovvero andare al lavoro a piedi, in bici o con i mezzi pubblici a cui si aggiunge la passeggiata. Se non si riesce si può cercare di farlo per le commissioni o per la spesa. Quando la piccola attività che si è scelta è diventata abitudine consolidata si può aumentarne frequenza/durata o si può passare a sport più impegnativi.

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