Cosa regalare?

Nel mese della luce e dell’attesa ma anche delle luci e degli addobbi sarebbe bello ricordarci quanto anche noi riflettiamo la stessa luce, quanto anche noi siamo dorati, argentati, illuminati! Continuare a sminuirci e a non donare al mondo ciò che abbiamo, sia esso un messaggio, un talento, un servizio che possiamo fare/dare*, non può più funzionare. È giunto il tempo di salire sul palco della nostra vita e questo dovrebbe diventare il primo proposito per l’anno nuovo. Questo è inoltre il dono più grande che possiamo fare agli altri: il più bel pacchetto è quello di dare al mondo ciò per cui siamo venuti e non quello che pensiamo gli altri vogliano da noi. A volte ci sminuiamo per piacere agli altri e/o per sentirci parte di chi ci circonda, ma così facendo attraiamo esclusivamente persone stanche, a volte mediocri, e non persone amanti della luce. Invece di essere gentili per forza ed assecondare chi non suona la stessa nostra musica dovremmo correre il rischio di suonare una musica che nessuno ha mai sentito, ma che qualcuno ha aspettato tutta la vita di sentire!

Il miracolo del Natale ci ricorda chi siamo, ci riporta a guardare la luce che brilla dentro di noi indipendentemente da tutte le circostanze esterne, dai fallimenti di quest’anno e dalle conquiste che ancora non hanno portato il loro frutto. Non è nostro compito preoccuparci di capire se abbiamo di più o di meno degli altri; il nostro compito è portare a frutto ciò che abbiamo con successo. Quando riconosciamo che pacchetto siamo, cosa conteniamo, di che colore siamo, allora si presenta in automatico il fruitore di ciò che abbiamo da offrire ed in cambio ci torna anche di più di quello che avremmo desiderato.

Se vogliamo accompagnare al dono di noi stessi* dei regali acquistati, facciamolo con il cuore ed infondiamo in questi doni chi siamo, quali sono i nostri valori, che cos’è importante per noi.

Vediamo qualche idea originale:

Per un’artigiana “in borghese” che per lavoro fa tutt’altro potrebbe essere un oggetto artigianale particolare, carico della presenza di chi l’ha fatto. Ho conosciuto ad una fiera due ragazzi che per lavoro si sono messi a fare trottole di legno. Ne hanno di tutte le forme, colori, misure…addirittura una che si fa ruotare su un anello piatto al dito e riscuotono successo. Probabilmente si può pensare: ma cosa se ne fa di una trottola il nostro amico/a/marito/figli? La trottola tuttavia, nella sua scatoletta di cartoncino disegnato a mano, torna ad essere un oggetto vero, d’altri tempi, che ci riporta a terra, dà colore, ci ricorda di muovere le dita per qualcosa di diverso dal solito. Sveglia i cervelli assopiti di chi scartando il pacchettino si aspetta le solite cose.

Per chi ha la passione della cucina un regalo diverso dai soliti biscotti potrebbero essere le ricette preferite raccolte o trascritte in un piccolo quadernetto in modo originale.

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Intolleranze alimentari: conoscerle e superarle

Ci sono voluti molti anni perché la medicina classica accettasse l’idea dell’esistenza delle intolleranze alimentari, che tuttavia definisce unicamente come reazioni indesiderate, mediate da immunoglobuline del tipo A e G, che insorgono anche a distanza di molte ore o giorni dall’ingestione ripetuta di uno o più alimenti. Sono diverse quindi dalle allergie, che si scatenano immediatamente già dopo pochi minuti con piccolissime quantità di cibo e che sono mediate da immunoglobuline di tipo E.

In realtà fu già agli inizi del 1900 che ci si rese conto che l’essere umano poteva soffrire non solo di allergie immunoreattive ma anche di qualcosa di diverso, con sintomi che sfuggivano alle classificazioni dell’epoca, che comparivano in ritardo e che non erano necessariamente legati a risposte immunitarie. All’epoca si stava lavorando soprattutto su sintomi a carico del sistema nervoso, ma in realtà qualunque organo o sistema può essere interessato dal fenomeno delle intolleranze con i disturbi più disparati (apparato gastrointestinale, respiratorio, cute, articolazioni e muscoli, sistema nervoso, apparato genito-urinario, sistema circolatorio, apparato uditivo). Il fenomeno delle intolleranze può inoltre accompagnarsi a disturbi di assuefazione, dipendenza, astinenza in caso di sospensione del cibo “incriminato”.

L’intolleranza sfugge però ad una definizione così secca e medica perché ogni qualvolta portiamo dentro di noi del cibo stiamo in realtà portando in noi non solo molecole ma anche emozioni, ricordi, pensieri, l’ambiente che ci circonda in quel momento, le informazioni contenute e codificate in quell’alimento su come è stato coltivato/prodotto/venduto. I confini di studio sulle intolleranze si allargano a toccare non solo la nutrizione ma anche la psicologia, l’antropologia, la religione, ecc. Con questa premessa l’intolleranza può essere definita come una reattività a certi alimenti che fanno da campo di disturbo abbassando la reazione funzionale del nostro metabolismo*.

Cause

Sono moltissime! La vera vittoria consiste nel valutarle tutte in una visione di insieme per capire quali di queste predominano nel nostro sistema nel particolare momento.

La prima e più importante è sicuramente l’Assunzione di sostanze a forma di cibo e non di cibo vero che a sua volta può portare e contribuire anche alle cause elencate successivamente. Il cibo infatti non è più quello di una volta nel senso che è stato fortemente manipolato e modificato sia come ibridi in agricoltura ma anche come lavorazioni e preparazioni industriali successive.

Disturbi della digestione e dell’assorbimento: in particolare mancata masticazione che lascia cibo indigerito e che non permette l’assorbimento di tutti i nutrienti, ma anche difficoltà a mantenere un buon fuoco digestivo per cattive abitudini (bere troppo a tavola, cibi senza enzimi, pasto freddo, combinazioni errate) Prosegui la lettura

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Dolcificanti naturali

Possiamo definire come dolcificanti “naturali” quei prodotti dolci i cui nutrienti non sono stati rimossi, anzi a volte sono stati concentrati nel processo di bollitura e/o evaporazione.

Miele Crudo: Il miele che non sia stato scaldato al disopra dei 40° è ricco di amilasi, enzimi che digeriscono i carboidrati, e di altri nutrienti come minerali e vitamine. È quindi ideale se spalmato su fette di pane integrale, nei porridge (ma va aggiunto all’ultimo per non scaldarlo troppo) proprio perché aiuta la digestione dei cereali stessi.

A seconda della pianta d’origine il miele può avere diversi colori e sapori. Il più neutro come sapore e meglio tollerato anche da persone che soffrono di allergie è quello di acacia (che si conserva liquido e non tende a cristallizzare). Il miele dolcifica di più dello zucchero ma è meglio tollerato e non dà gli stessi picchi glicemici dello zucchero. Da evitare se si soffre di candidosi.

Non si dà ai neonati e ai bambini molto piccoli perché questi non hanno ancora un’acidità di stomaco sufficiente per neutralizzare eventuali spore batteriche.

I vegani non mangiano miele perché è un prodotto animale sottratto al lavoro delle api.

Rapadura-zucchero integrale di canna: è il nome commerciale del succo disidratato della canna da zucchero successivamente polverizzato. Viene utilizzato in India da migliaia di anni. E’ particolarmente ricco di minerali, in particolare di silice. Ha un sapore intenso che dà i migliori risultati in biscotti e torte. Chimicamente mima lo zucchero bianco quindi è meglio non abusarne.

Melassa: sottoprodotto della lavorazione dello zucchero bianco (sia di barbabietola che di canna). Il sapore è molto forte e la dolcezza moderata. Se estratta da canne da zucchero cresciute in terreni sani conterrà molti minerali come ferro, calcio, zinco, rame e cromo.

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Glutinefobia

Uno degli ultimi impeti dell’alimentazione naturale sembra quello di seguire una dieta senza glutine pur non essendo celiaci o intolleranti o allergici a questa sostanza. Ormai leggiamo ovunque, soprattutto sui blog di cucina naturale, ricette senza glutine e sugli scaffali dei negozi cominciano a trovarsi numerosi prodotti sostitutivi delle farine tradizionali o semi-preparati per torte e prodotti da forno. Sempre più articoli sembrano affermare con sicurezza che è il glutine la causa di numerosi problemi di salute. In realtà le uniche persone che devono rigorosamente seguire una dieta completamente priva di glutine sono le persone che soffrono di celiachia, un disturbo per il quale i villi, le famose protrusioni a forma di dito che rivestono l’intestino, vengono danneggiate impedendo ai nutrienti di essere assorbiti. Esistono forme di intolleranza al glutine con sintomi simili a quelli del colon irritabile. Rispetto al morbo celiaco queste reazioni non avvengono però ogni volta che si consuma il glutine e non vi è nessuna correlazione autoimmunitaria. La terza forma di reazione al glutine è quella legata ad una risposta allergica (liberazione di istamine) alle proteine contenute nel frumento.

Molte persone che per ragioni salutistiche, pur non avendo vera necessità, scelgono di evitare il glutine, non si accorgono che in realtà, anche se hanno eliminato i prodotti a base di frumento, orzo e segale, continuano a fare il pieno di glutine da altre fonti (verdure surgelate, salse, prodotti con aromi naturali, integratori, farmaci, dentifrici, ecc.)

I prodotti senza glutine che si trovano in commercio spesso hanno lo svantaggio di contenere troppi amidi, poche fibre, di essere quindi molto raffinati e privati di importanti vitamine e minerali. Inoltre numerosi prodotti contengono zuccheri aggiunti e sono addizionati di addensanti come la gomma di guar e di xantan. La farina di mandorle e quella di soia, molto ricche di proteine e di altri nutrienti, hanno lo svantaggio di contenere rilevanti quantità di fitati e di omega-6 se consumate in eccesso. Un ottimo sostituto sarebbe la farina di cocco ma, oltre a essere costosa, ha lo svantaggio di richiedere molte uova per poter dare dei buoni risultati in cucina.

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Libera la creatività

In una seduta di coaching nutrizionale è importante valutare quali aree della nostra vita sono meno nutrite per rendere evidente come spesso queste insoddisfazioni vengano compensate inconsciamente da un’alimentazione eccessiva o non salutare. Mi sorprendo nel costatare che per molte persone è proprio il settore dedicato allo svago/gioco/creatività.

Se osserviamo come ci comportiamo con i nostri figli possiamo capire quanto ci stiamo allontanando dal nutrire quest’area della nostra vita. Ai bambini/ragazzi, infatti, offriamo spesso solo giochi precostituiti piuttosto che materiali poveri con cui essi possano giocare fantasiosamente e a lungo, ottenendo così l’effetto di sovra eccitarli e di bombardarli di stimoli che creano un circolo vizioso di “sempre di più/ancora ancora” che lasciano tutti, genitori e figli, pienamente insoddisfatti. Anche andare al parco giochi con i bimbi può riflettere questo tipo di atteggiamento. Spesso si pensa di portarli fuori perché scorrazzino da soli e ti lascino in pace, ma poi osservandoli sembrano tanti automi che vanno su è giù dai giochi come gli operai alienati del film di Fritz Lang “Metropolis”; al massimo giocano con gli ultimi modelli di qualche gioco altrui sempre più bello e colorato dei loro. E tu stai tranquillo… per poi scatenare l’inferno al rientro perché comunque non c’è stata vera connessione tra te e loro, tra loro e gli amici, tra loro e l’ambiente circostante, che è l’unica cosa che può scaricarli e rilassarli davvero. Quando invece vanno al parco e scoprono attività parallele come prendere dei gessetti e colorare l’asfalto o usare la terra tipo uomo primitivo che l’impasta con acqua o giocano a preparare le pappe con le pigne, i fiori e l’erba cominciano ad entrare in una dimensione veramente speciale dove la creatività data dall’essere nel momento presente apre un nuovo varco di connessione tra te, loro e l’ambiente. La linfa scorre di nuovo e da automa torniamo tutti ad essere parte del divino che si manifesta.

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Sotto il sole in sicurezza

Siamo ormai entrati pienamente in estate ed il desiderio di caricarci di energia solare è veramente forte tanto da farci dimenticare accorgimenti indispensabili non solo per non bruciarci, ma soprattutto per prenderci cura della nostra pelle prevenendo danni apparentemente più invisibili.

Se molto viene scritto e suggerito rispetto agli accorgimenti base come evitare di esporci nelle ore più calde, cercare di ristorarci sotto l’ombra ed indossare indumenti protettivi come cappello, magliette e pantaloncini, sono pochi i consigli che possiamo trovare per aiutarci a scegliere il solare più opportuno.

Anche quest’anno l’EWG (Environmental Working Group) ha pubblicato la sua guida ai migliori solari frutto di un’estesa ricerca scientifica. Il mercato americano in questo settore è diverso dal nostro (le sostanze approvate in Europa come filtri solari sono più numerose e proteggono maggiormente dai raggi non solo UVB ma anche UVA ed i nostri claim pubblicitari sono “meno ingannevoli”), ma resta comunque un valido spunto per fare alcune considerazioni universalmente valide.

Perché è così importante proteggersi dal sole? È interessante osservare che da un punto di vista epidemiologico, il melanoma, un tumore maligno della cute, è il tipo di tumore che ha presentato il maggior aumento di incidenza. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro stima che ogni anno vi siano nel mondo 160mila nuove diagnosi di melanoma. In Italia i dati indicano un trend in continua crescita con raddoppiamento nell’arco di una decina di anni. I tassi di incidenza variano da 6 casi per 100mila al Sud a 19 casi per 100mila nelle regioni del Nord. Per fortuna, mentre l’incidenza è andata aumentando, la mortalità è sostanzialmente stabile in Italia grazie soprattutto alla diagnosi precoce. Anche se le cause esatte del melanoma non sono ancora note, gli scienziati sono concordi nel dire che vi sono alcuni fattori di rischio come: la familiarità, il numero di nei sulla pelle, la carnagione chiara, la presenza di lentiggini, l’abbronzatura artificiale (con un’incidenza del +75% se si comincia prima dei 30 anni), l’esposizione alla radiazione ultravioletta e le scottature gravi soprattutto durante l’infanzia. Diversi fattori suggeriscono che un’esposizione regolare al sole è molto meno pericolosa di un’esposizione intermittente e ad alta intensità. Infatti paradossalmente chi lavora all’aperto o chi abita nelle regioni più soleggiate del Sud ha un’incidenza più bassa dello sviluppo del melanoma stesso.

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Miti e realtà sulla soia

Oggigiorno la maggior parte delle persone è convinta che assumendo una dieta vegana o anche vegetariana qualsiasi, senza porsi particolari problemi su cosa si mangia e nutrendosi in maniera impropria, automaticamente migliorerà il proprio stato di salute. Questa convinzione, diffusa tra le persone che hanno cambiato dieta più per paura di ammalarsi o per moda senza conoscere i principi e senza apprezzare il valore etico di questo tipo di stile di vita, non è corretta. Me ne accorgo quotidianamente venendo contattata da persone con problemi di salute, a cui non riescono a dare spiegazione, data la sana alimentazione (almeno sulla carta) che sono convinti di seguire.

Il problema principale è legato al fatto che si cerca di scimmiottare l’alimentazione tradizionale con prodotti alternativi costituiti principalmente da soia e glutine. In molti casi si abusa di prodotti processati della soia, di seitan, di cereali integrali e legumi non opportunamente preparati e si aumenta il consumo di zuccheri, di frutta secca e dei cosiddetti superfood, che avrebbero un loro valore all’interno di una alimentazione equilibrata e consapevole, ma che spesso vengono usati impropriamente. Le conseguenze principali possono essere: voglie, stanchezza cronica, candidosi intestinale, carenze di varia natura. Quanto al fatto che anche diete vegane e vegetariane improprie, con prodotti di dubbia qualità, abbiano effetti miracolosi all’inizio è facilmente comprensibile non in virtù di quello che si è introdotto quanto di quello che si è andati ad eliminare.

Mi ha colpito in modo particolare l’onnipresenza della soia in questo nuovo trend di regimi salutistici: latte di soia, yogurt di soia, panna di soia, besciamella, tofu, wurstel, affettati, spezzatini e bistecche di soia disidratata, lecitina di soia, olio di soia, integratori con isoflavoni della soia, integratori per gli sportivi a base di proteine della soia, latte formulato per neonati a base di soia, farine di soia in diversi preparati da forno. Ma sarà davvero così salutare mangiare tutta questa soia? Commentiamo i principali luoghi comuni:

“Gli Asiatici consumano molti derivati della soia e stanno meglio”.

In realtà il consumo quotidiano di soia è di circa 10grammi per i cinesi e di 60 grammi per i Giapponesi. Inoltre la maggior parte della soia consumata è sotto forma di condimenti fermentati come miso, tamari e shoyu (salse di soia) e sotto forma di prodotti fermentati come tempeh e natto. Sono queste le forme salutari della soia e non quelle che derivano da elaborazioni che non neutralizzano gli anti nutrienti contenuti nella stessa e che inoltre denaturano le proteine del legume producendo tossine e prodotti secondari pericolosi (tracce di esano e amino acidi non naturali che derivano da trattamenti industriali, generalmente assenti nel prodotto biologico, atti soprattutto ad ottenere l’olio e le proteine isolate della soia). Ricordiamo che anticamente la soia veniva coltivata in asia all’unico scopo di avere una coltura di rotazione che aiutasse il terreno a fissare azoto, visto che le colture di riso lo privano dello stesso elemento. Solo quando si è scoperto che l’opportuna fermentazione alleviava le note difficoltà digestive si è cominciato a consumarla abitualmente.

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La frutta tropicale made in Italy

Ci sono principalmente tre motivi perché viene da più parti suggerito di limitare o eliminare il consumo di frutta tropicale, in particolare di banana, mango ed avocado, che finora sono sempre stati importati dall’estero. Da un lato la maggior attenzione all’economia territoriale e quindi ai prodotti a km zero, dall’altro il fatto che la maggior parte di questa frutta sia colta acerba e maturata artificialmente rendendola povera di proprietà nutrizionali. Un altro motivo, più ricercato se vogliamo, per cui nella scuola di alimentazione naturale si tende a sconsigliare la frutta tropicale è per il suo effetto rinfrescante che non la rende il frutto ottimale per la stagione invernale durante la quale ci viene solitamente proposta. Ma è davvero così sbagliato inserirla sulle nostre tavole?

A quanto sembra la tendenza al surriscaldamento ha fatto sentire i suoi effetti sui cicli della natura, sulle coltivazioni, sulla fauna marina e terrestre ed in generale sulla produzione agricola. Qualcuno ha colto le opportunità del cambiamento climatico ed in Sicilia ormai da alcuni anni si producono i primi avocado, mango e le banane piccole made in Italy. I vantaggi di questi frutti risiedono soprattutto nell’alto contenuto di enzimi. Tendenzialmente frutta e verdura contengono pochi enzimi ad eccezione di alcuni prodotti come l’olio extra vergine di oliva, di alcuni altri oli vegetali, del miele, dell’uva, dei fichi ed appunto della frutta tropicale: avocado, datteri, banane, papaya, ananas, kiwi e mango. L’utilità di questi enzimi contenuti nel cibo crudo o in quello fermentato è che essi aiutano ad avviare il processo digestivo e riducono il bisogno da parte del corpo di produrli, soprattutto a livello pancreatico.

Vediamo in dettaglio come usare questi frutti:

L’avocado, per il suo elevato contenuto di grassi di facile digestione, è il prodotto d’elezione per tutte quelle persone che non tollerano la maggior parte dei grassi, ma che necessitano di alimenti completi dal punto di vista dei nutrienti. È molto ricco in rame, che aiuta la formazione dei globuli rossi. Un’ottima fonte di proteine con molti amminoacidi essenziali (composizione simile a quella delle carni rosse senza però le scorie di queste ultime) utile anche per le mamme che allattano. Ottimo primo frutto per lo svezzamento visto che la sua composizione in grassi mima quella del latte materno. Pur essendo un frutto dovremmo pensare di utilizzarlo in modo diverso dalla frutta tradizionale; possiamo per esempio ricavarne una crema che, con aggiunta di spezie, cipollotto, limone, come sorta di maionese tutta vegetale condisce cereali ed insalate. Schiacciato con cacao ed un dolcificante naturale può essere servito come crema-budino dessert.

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Alimenti che aiutano a smettere di fumare

Si possono trovare molti consigli dietetici per chi sta smettendo di fumare, ma in genere questi approcci alimentari sono finalizzati a neutralizzare gli effetti della nicotina e delle tossine prodotte dal fumo stesso (osservazioni comunque molto importanti). Si consiglia a chi sta cercando di smettere di fumare di aumentare il consumo di vitamina C, di bilanciare gli effetti anoressizzanti (riduzione del senso di fame) della nicotina con cibo a basso indice glicemico, di usare cibi che alterano il sapore in bocca in modo che fumare diventi sgradevole, di consumare più fibre per non ritrovarsi stitici, ecc. Ci si dimentica però che quando si smette di fumare si ha la necessità di sostituire la sigaretta con qualcos’altro, ma quel qualcos’altro deve comunque dare un certo tipo di soddisfazione al corpo. Diventa importantissimo trovare dei cibi alternativi sani che bilancino la voglia di fumare altrimenti è come cercare di sostituire la nutella con un gambo di sedano; non può funzionare ed il rischio è quello di mangiucchiare in continuazione perché non troviamo la stessa soddisfazione.
Per valutare quali possano essere i cibi che aiutano a sostituire l’effetto delle sigarette ci viene in aiuto la teoria dei 5 elementi. Secondo la filosofia cinese Taoista il mondo è circondato da 5 campi di energia: legno, fuoco, terra, metallo e acqua. Questi elementi non sono statici, ma sono in costante movimento e cambiamento. Una volta identificati questi 5 elementi, tutti i fenomeni o gli oggetti animati e non sono stati categorizzati secondo queste fasi. Ogni elemento agisce su altri due, dando ad uno la vita e controllando l’altro. Nel cerchio della vita (sheng) ogni elemento dà nascita a quello successivo e lo nutre attraverso il flusso di energia. Ogni elemento fa da madre a quello successivo che fa da figlio. Per esempio il legno dà origine al fuoco che dà vita alla terra (attraverso le ceneri) che dà vita al metallo (dal sottosuolo vengono estratti minerali e metalli) che dà vita all’acqua (il metallo fondendosi diventa liquido) che dà vita al legno (lo fa crescere). Nello stesso tempo per mantenere l’equilibrio ci vuole anche un sistema di controllo, (ciclo ke): non si può solo creare, bisogna anche distruggere. Nel cerchio della distruzione il legno domina la terra (la ricopre e se ne nutre), il fuoco fonde il metallo, la terra assorbe ed argina l’acqua, il metallo taglia il legno e l’acqua spegne il fuoco. Mangiando cibi di ognuna delle 5 categorie si mantiene un buon equilibrio corporeo. Prosegui la lettura
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