Liberarsi dalla stanchezza

In autunno è sicuramente più facile cadere in preda all’astenia, termine medico a cui possiamo dare tanti nomi: stanchezza, debolezza, spossatezza, fiacca, assenza di forze. La stanchezza è un semplice segnale dell’organismo per avvertire che c’è bisogno di riposarsi, ma a volte succede che, nonostante tutti gli sforzi per rinvigorirsi, la stanchezza persista e cominci ad interferire con la qualità della vita, con la capacità lavorativa ma anche con le relazioni sociali. A livello fisico può accentuarsi il senso di intolleranza al freddo, peggiorare il colorito del viso, lo stato di capelli ed unghie e possono comparire disturbi del sonno. Emotivamente compaiono stati ansiosi-depressivi. A livello mentale diventa più difficile concentrarsi, apprendere nuove informazioni ed anche la memoria peggiora. Dal punto di vista nutrizionale aumenta sicuramente la voglia di dolce e si può andare incontro a comportamenti bulimici o anoressici.

In certi casi questo tipo di stanchezza può derivare dall’uso di alcuni farmaci e dai rispettivi effetti collaterali, da malattie che sottraggono forza o da altre condizioni come l’anemia, la celiachia e forme di intolleranze alimentari che portano a malassorbimento. Tuttavia spesso la stanchezza prolungata dipende dallo stile di vita e da alcuni schemi comportamentali sui quali si può lavorare.

Una volta sentii un medico americano dare una visione personale della stanchezza che trovo allo stesso tempo semplice ed efficace. Disse che il nostro livello di energia è come un fiume che scorre. Il fiume ha numerosi affluenti, ma anche punti in cui il flusso viene ostacolato o drenato. Secondo lui la nostra energia principale spesso viene drenata via per digerire il cibo che mangiamo. In questo modo la riserva rimasta per il funzionamento muscolare, del sistema immunitario o per l’attività mentale e fisica diventa insufficiente. Tutte le cause attribuite alla stanchezza come le infezioni virali, le carenze minerali, la depressione semplicemente contribuiscono al peggioramento della capacità digestiva. Essere depressi, per esempio, porta di solito ad essere dipendenti dallo zucchero peggiorando ulteriormente quello che è lo stato dell’intestino. Non dormire bene aumenta il consumo di stimolanti nervosi che a loro volta, finito l’effetto iniziale di picco, mantengono l’organismo in uno stato di tensione che genera ulteriore stanchezza, oltre che influenzare anche l’effetto di assorbimento di alcune sostanze e minerali.

Le abitudini alimentari che aprono la strada alla stanchezza e ne peggiorano la ripresa sono:

  • l’uso di cibi poveri di nutrienti e poco vitali quindi privi di enzimi che sostengono i processi digestivi;
  • cibi che portano a continui sbalzi della glicemia (zuccheri e farine raffinate);
  • lo smodato consumo di carboidrati raffinati e zuccheri, che indeboliscono l’intestino predisponendolo ad intolleranze, allergie ed impoverimento della flora batterica (non solo pane, pizza e dolci ma anche estrusi di cereali da colazione e barrette-soffiette).

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