Articoli filtrati per data: Luglio 2015

Voce del verbo sgarrare

Quando qualcuno racconta con enfasi o con senso di colpa che ha mangiato tanto o che ha esagerato con i classici cibi ritenuti proibiti dalle diete tradizionali, di solito si sente rispondere: “Hai fatto bene, ogni tanto ci vuole”. In estate sembra che sia ancora più lecito che “l’ogni tanto” si trasformi nella durata di tutta la vacanza. Quando a fine maggio qualche cliente mi dice che si farà vivo dopo l’estate capisco perfettamente cosa intende. In vacanza non si può controllare il cibo. In realtà il problema è un altro:

il modo migliore per fallire nel tentativo di trovare un equilibrio alimentare è pensare di dover esercitare un controllo continuo e costante e di vietarsi tutta una certa categoria di cibi ritenuti solitamente più calorici.

La realtà è che tutto ciò che è proibito diventa sempre più desiderato; è un normale processo psicologico. Più ci si irrigidisce nelle limitazioni più il desiderio diventa forte innescando reazioni di rabbia che di solito sfociano nella brama dei cibi vietati. Non smetterò mai di sottolineare come un vero e sano programma alimentare non ha nulla a che vedere con il controllo ossessivo dell’alimentazione. Si può quindi evitare di cadere nella trappola del “più divieto, più desiderio” (G.Nardone) pur avendo un’alimentazione sana ed adeguata. Come fare? Alcuni spunti pratici:

Per prima cosa si toglie l’aureola di cibo santo ed il forcone di cibo proibito ricordando che non è il cibo in sé il problema, ma come è fatto e la qualità delle materie prime. Un sorbetto fatto di zuccheri, latte in polvere, addensanti, emulsionanti, aromi non ha nulla a che vedere con un sorbetto fatto di acqua, succo di limone ed un po’ di zucchero. Una torta fatta a partire da ingredienti freschi e di qualità non ha nulla a che vedere con una torta costruita in laboratorio. In questo momento non mi riferisco alle torte senza-senza (senza zucchero, senza glutine, senza uova, senza burro, ecc.), ma a quelle tradizionali. Una persona abituata alla cucina tradizionale potrebbe non sentirsi appagata mangiando una torta senza-senza perché non abituata a questi gusti e potrebbe considerare come cibo proibito solo la classica torta calorica, ma nemmeno quella lo è. Tuttavia tutti i buongustai, se messi davanti ad una torta fatta dalla bisnonna (quando ancora le buste non esistevano), rispetto ad una confezionata, saprebbero sentirne la differenza. Quando rifiuto di mangiare un sorbetto non lo faccio perché sono a dieta ma perché non mi fa star bene proprio per come è fatto. Nulla toglie che me lo possa preparare io più tardi o andarmi a comprare un gelato dove viene prodotto come piace a me. Molti di noi dopo le “trasgressioni” alimentari si sentono appesantiti, gonfi, e non certo perché hanno mangiato un cibo proibito, ma perché hanno mangiato qualcosa di veramente scadente. I più sfortunati in questo caso sono coloro che digeriscono davvero tutto e che quindi apparentemente non sono guidati dalle risposte corporee nella scelta degli sgarri. In realtà se anche queste persone imparassero ad ascoltarsi si accorgerebbero che, pur non avendo problemi digestivi, magari manifestano altri sintomi fisici come mal di testa, crampi muscolari, tosse, fatica, insonnia, stanchezza, tremore, debolezza muscolare, difficoltà di concentrazione, pallore oppure esclusivamente sintomi emozionali quali ansia, noia, tristezza, depressione, irritabilità, agitazione, paura, rabbia, inquietudine, distrazione, avidità, fretta. Riassumendo il principio è quello di concedersi il cibo classificato proibito (anche se non lo è), ma esclusivamente se di prima qualità e se inserito all’interno dei normali pasti o degli snack principali (non a qualsiasi ora del giorno e della notte).Prosegui la lettura

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