Articoli filtrati per data: Novembre 2015

Quella voglia di cioccolato

Nei mesi autunnali uno dei protagonisti d’eccellenza è il cioccolato. In ottobre e novembre vi sono numerose fiere e manifestazioni dedicate al cioccolato nelle diverse città di Italia. Dopo il caldo estivo ed il blocco della distribuzione ecco che il cioccolato nelle sue diverse forme torna sugli scaffali dei negozi e forse anche il bisogno di affrontare gli impegni del nuovo anno scolastico-lavorativo ce lo rende di nuovo così attraente. Ma per alcuni di noi, inclusa la sottoscritta, quest’attrazione non tramonta mai durante l’anno e ci si può definire dei veri e propri “cioccolisti”. Tuttavia ho notato che c’è una gran confusione sull’argomento “desiderio irrefrenabile di cioccolato” o “cioccolato dipendenza”. Quando tengo i corsi sulle voglie e mi sento rispondere che la voglia principale è di cioccolato, ho ormai imparato ad andare oltre e chiedere di che tipo di cioccolato non si possa fare a meno: spalmabile, biscotti, snack, gelati, budini, tartufi e cioccolatini, barrette, torte, o cereali? Questo è importante per capire che tipo di “cioccolista” si è, che equivale a scoprire la causa della dipendenza, ma anche per accorgersi che, in realtà, la voglia di cioccolato potrebbe essere solo il veicolo di qualcos’altro, come ad esempio la voglia di zucchero o di qualcosa di cremoso, come un latticino.

Alcuni di noi mangiano cioccolato per provare le emozioni positive che se ne traggono e che sono indotte dalla feniletilammina, sostanza chimica che il cervello secerne anche nelle fasi dell’innamoramento, ruolo simile a quello della serotonina. Così, per delusioni amorose o per senso di solitudine o per l’eroticità dell’alimento, ci si butta sul cioccolato in cerca di sentimentalismo ed amore.

Altri mangiano il cioccolato solo in certi momenti: nei mesi invernali per la piccola depressione legata alla stagione o perché esso si rende disponibile con le festività o, nel caso delle donne, prima del ciclo mestruale per motivi ormonali. Il Magnesio in esso contenuto può essere cercato, anche inconsapevolmente, per risolvere situazioni di carenza di questo minerale, oggi molto diffuse.

C’è chi invece divora tutto ciò che è al cioccolato, soprattutto biscotti, gelati, torte, cioccolatini, senza accorgersi che in realtà quello che cerca davvero sono gli altri ingredienti in esso contenuti: zucchero, panna, nocciole.

E poi ci sono i cioccolisti estremi, innamorati di gusto, odore, tatto e che provano beatitudine perfetta quando lo mangiano. In questa categoria possiamo far rientrare anche gli amanti del cioccolato crudista (cioccolato prodotto senza la tostatura delle fave del cacao e i successivi processi di riscaldamento per l’estrazione del burro di cacao).

Per altri ancora il cioccolato è un sostituto di tè e caffè e delle sostanze eccitanti in esso contenute: teobromina e caffeina.

Andare a fondo della propria voglia di cioccolato può anche essere un mezzo per conoscere meglio i bisogni di corpo mente e spirito.

Se tendiamo a cercare il cioccolato in alimenti croccanti, come biscotti secchi con gocce di cioccolato o bastoncini biscotto rivestiti di cioccolato, è molto probabile che stiamo provando sentimenti di tensione e di collera soprattutto per quanto concerne le nostre relazioni affettive ed il nostro stile di vita. Sicuramente emerge un forte bisogno di svagarsi.

Se invece prediligiamo il cioccolato veicolato in consistenze morbide, come gelato, creme, cioccolatini, i sentimenti principalmente coinvolti sono più di tensione e paura rispetto alla relazione sentimentale in cui si è coinvolti o che si desidererebbe: un intenso desiderio d’amore, di conforto e di affetto anche da parte di noi stessi. Se i tartufi sono il puro desiderio di sciogliersi in amore, felicità fiabesca, il gelato al cioccolato è più una frustrazione per la propria vita sentimentale accompagnata da una sorta di depressione.

Chi ricerca solo il meglio del cioccolato, spesso fondente, puro, crudo, di solito trae dall’esperienza stessa del mangiarlo euforia ed eccitazione per la vita.

Se vogliamo guarire dagli eccessi oppure semplicemente riuscire a limitare quello che ci sembra l’alimento più pericoloso per riuscire a portare a termine la dieta che da tanto tempo andiamo seguendo, impariamo a riconoscere i messaggi subliminali che il nostro tipo di cioccolato preferito o il nostro modo di consumarlo ci sta mandando. In questo modo possiamo cercare non dei surrogati, ma delle attività che hanno la stessa valenza a livello interiore ed emozionale. Infatti quando sento alcune clienti che mi dicono che siccome sono a dieta non mangiano più il loro cioccolato preferito, tavoletta al latte o cioccolatini burrosi (effetto rassicurante del latticino da sempre legato alla figura materna), ma solo quello fondente e fanno anche una faccia un po’ schifata, capisco che non ci siamo proprio. Finirà che prima o poi daranno fondo ad un vasetto di crema spalmabile al cioccolato. Se però si toglie il cioccolato cremoso, ma si inserisce un bagno caldo con una candela che si scioglie in acqua, o una crema da corpo al cioccolato, o un massaggio, quel senso di amore per noi stessi ci aiuterà a colmare quel vuoto. Se invece ci si lamenta che senza lo stimolo eccitante del cioccolato non c’è modo di andare avanti con la giornata, spesso il senso di spossatezza è causato da attività snervanti e prive di significato, da esaurimento emotivo ed insoddisfazione lavorativa. In questo caso la ricerca di attività più creative ed ispiratrici sarà l’unica via percorribile per uscire dalla cioccolato-dipendenza.

Naturalmente una volta fatto pace con la propria voglia di cioccolato e capito cosa significa, vale la pena aumentare la qualità dei prodotti in cui lo consumiamo evitando surrogati, latticini in polvere, zuccheri in eccesso (se sono il primo ingrediente in elenco non è cioccolato che stiamo mangiando, ma zucchero), emulsionanti. Consumiamolo possibilmente equo solidale e magari il più vicino possibile al suo stato naturale come è rimasto da secoli il cioccolato modicano. Sperimentiamolo anche crudo. Proviamo le cialde di massa di cacao puro. Le possibilità sono davvero infinite ed è molto più difficile entrare nella dipendenza se lo si consuma in queste forme più sane.

 

Liberarsi dalla stanchezza

In autunno è sicuramente più facile cadere in preda all’astenia, termine medico a cui possiamo dare tanti nomi: stanchezza, debolezza, spossatezza, fiacca, assenza di forze. La stanchezza è un semplice segnale dell’organismo per avvertire che c’è bisogno di riposarsi, ma a volte succede che, nonostante tutti gli sforzi per rinvigorirsi, la stanchezza persista e cominci ad interferire con la qualità della vita, con la capacità lavorativa ma anche con le relazioni sociali. A livello fisico può accentuarsi il senso di intolleranza al freddo, peggiorare il colorito del viso, lo stato di capelli ed unghie e possono comparire disturbi del sonno. Emotivamente compaiono stati ansiosi-depressivi. A livello mentale diventa più difficile concentrarsi, apprendere nuove informazioni ed anche la memoria peggiora. Dal punto di vista nutrizionale aumenta sicuramente la voglia di dolce e si può andare incontro a comportamenti bulimici o anoressici.

In certi casi questo tipo di stanchezza può derivare dall’uso di alcuni farmaci e dai rispettivi effetti collaterali, da malattie che sottraggono forza o da altre condizioni come l’anemia, la celiachia e forme di intolleranze alimentari che portano a malassorbimento. Tuttavia spesso la stanchezza prolungata dipende dallo stile di vita e da alcuni schemi comportamentali sui quali si può lavorare.

Una volta sentii un medico americano dare una visione personale della stanchezza che trovo allo stesso tempo semplice ed efficace. Disse che il nostro livello di energia è come un fiume che scorre. Il fiume ha numerosi affluenti, ma anche punti in cui il flusso viene ostacolato o drenato. Secondo lui la nostra energia principale spesso viene drenata via per digerire il cibo che mangiamo. In questo modo la riserva rimasta per il funzionamento muscolare, del sistema immunitario o per l’attività mentale e fisica diventa insufficiente. Tutte le cause attribuite alla stanchezza come le infezioni virali, le carenze minerali, la depressione semplicemente contribuiscono al peggioramento della capacità digestiva. Essere depressi, per esempio, porta di solito ad essere dipendenti dallo zucchero peggiorando ulteriormente quello che è lo stato dell’intestino. Non dormire bene aumenta il consumo di stimolanti nervosi che a loro volta, finito l’effetto iniziale di picco, mantengono l’organismo in uno stato di tensione che genera ulteriore stanchezza, oltre che influenzare anche l’effetto di assorbimento di alcune sostanze e minerali.

Le abitudini alimentari che aprono la strada alla stanchezza e ne peggiorano la ripresa sono:

  • l’uso di cibi poveri di nutrienti e poco vitali quindi privi di enzimi che sostengono i processi digestivi;
  • cibi che portano a continui sbalzi della glicemia (zuccheri e farine raffinate);
  • lo smodato consumo di carboidrati raffinati e zuccheri, che indeboliscono l’intestino predisponendolo ad intolleranze, allergie ed impoverimento della flora batterica (non solo pane, pizza e dolci ma anche estrusi di cereali da colazione e barrette-soffiette).

Le buone abitudini a tavola anti stanchezza:

  • Bere ed idratarsi con acqua. Usare anche infusi a base di spezie dolci come cannella, chiodi di garofano e frutta come la mela. Anche il latte di mandorle è un vero toccasana se non zuccherato.
  • Fortunatamente il raccolto autunnale ed i cereali integrali, opportunamente preparati, ci forniscono tutto ciò di cui abbiamo bisogno per risollevarci. Pensiamo all’avena che energizza, sostiene il sistema nervoso ed ha ottime fibre per l’intestino. Abituiamoci ad usarla per colazione sotto forma di porridge per esempio. Le castagne: nutrienti ed energetiche. Possiamo usarle per merenda, per fare dei dolci, ma anche nelle minestre e nei piatti unici al posto dei cereali. I legumi, le verdure di stagione, molto ricche di amidi quasi a toglierci naturalmente la voglia di dolce. La frutta secca, i semi oleaginosi. La frutta fresca: mele, pere, melograni.
  • Prodotti ricchi di enzimi e fermenti come i crauti (cavolo cappuccio e sale), tra le bevande il kombucha ed il kvass utili anche a depurare il fegato.
  • Usare sale marino integrale che sostiene le surrenali scariche.

Tra le abitudini caratteriali che causano la stanchezza spesso c’è un’attività mentale troppo preponderante rispetto a quella fisica. È importante perciò, nonostante sembri di non avere le forze, fare del moto ed ossigenare bene l’organismo.

A livello emozionale e metafisico la causa della stanchezza è data a volte dalla credenza di non meritarsi certe cose. A questo livello è importante compiere un lavoro di consapevolezza interiore.

Ci sono poi certe categorie di persone, i cosiddetti Angeli Terreni, che sono molto predisposte alla sindrome da stanchezza per la loro propensione di “uomini e donne che amano troppo”. Sono persone molto vulnerabili ai prosciugamenti energetici da parte di persone che si appoggiano eccessivamente. Spesso svolgono lavori nel sociale o si trovano invischiati in relazioni tossiche con persone che vanno aiutate. In questo caso è importante imparare a depurarsi e a schermarsi. Depurarsi vuol dire fare qualcosa che rialzi subito l’energia dopo l’evento disturbante, magari la discussione con un collega. Può essere una boccata d’aria a pieni polmoni, un bagno caldo in acqua salata. Schermarsi vuol dire evitare di farsi risucchiare via tutta l’energia: si può tenere la mano, un libro, un fascicolo davanti alla bocca dello stomaco, poco sopra l’ombelico oppure si può immaginare un guscio di luce che ci avvolge.

Vale anche la pena ricordare che una grande stanchezza può essere normale dopo la risoluzione di un importante conflitto. Dopo aver fatto un intenso lavoro interiore c’è bisogno di prendersi del tempo completamente libero per lasciare che le nuove idee, il nuovo modo di vedere noi, i nostri familiari e gli altri sedimenti. Ben venga allora sdraiarsi e guardare fuori le foglie che trascolorano e che cadendo a terra traggono nuova energia nella successiva trasformazione, nel diventare humus, cibo, vita, proprio come il nostro essere anela a fare nell’oscurità autunnale.

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