Alla ricerca della salute perduta

Chi legge da tempo questa rubrica sa quanto io ci tenga a proporre un’alimentazione sana, di qualità, ma anche naturalmente ricca di prodotti vegetali come cereali, legumi, verdure, frutta, frutta secca e semi oleaginosi. L’amore per la sperimentazione mi porta a far provare i prodotti della terra, il meno elaborati possibili, anche a chi da anni si nutre di prodotti convenzionali, spesso confezionati. Tutto questo però mi rende anche fortemente intollerante alle mode, alle scelte alimentari salutiste a tutti i costi senza che queste siano accompagnate da consapevolezza ed ascolto del proprio corpo. Mi rendo conto che durante i corsi, per quante belle parole io possa spendere, alla fine vengo sempre messa al muro a stilare la famosa lista di alimenti che fanno bene ed alimenti che fanno male, perché questo è ciò che preoccupa o che interessa maggiormente. Pensiamo a cosa sarebbe oggi la nutrizione se non uscisse più l’ultimo libro sulla cura con …, sui pericoli di …, sul detox facile, sull’aggiunta del cereale più esotico del globo. Tutto svanirebbe in un maggiore ascolto di sé. Che paura! Siamo veramente pronti a lasciar andare le idee che abbiamo sul cibo e su noi stessi?

Vi faccio alcuni esempi, catturati tra una spesa e l’altra, di situazioni che segnalano un certo disagio, un voler attenersi a delle regole di un salutismo fine a sé stesso, di confusione mentale su ciò che viene oggi proposto ed il bisogno estremo di cibo vero, non di surrogati di perfetta nutrizione. Non voglio ridicolizzare quanto ho ascoltato; a dire il vero provo un certo dolore quando mi trovo di fronte a queste situazioni, e vorrei poter usare questi esempi per trasmettere quella spinta, quel desiderio ad andare oltre ciò che ci viene costantemente propinato, sfoderando il nostro senso critico e la capacità di ascolto del nostro corpo.

Situazione 1

Una cliente si dichiara celiaca al banco gastronomia e chiede se c’è del pane senza glutine. “Purtroppo non vi è nulla di certificato anche se vi sono prodotti naturalmente privi di glutine perché ottenuti con farina di riso o di mais” risponde il commesso. Cliente: “Bene, mi dia pure la ciabatta normale”. Commento: chiaramente la ciabatta normale contiene glutine, forse si stava cercando di seguire una dieta priva di glutine perché ritenuta più sana, senza avere celiachia. Si è passati però dal senza glutine al pane bianco. In mezzo ci poteva stare un bel pane integrale con semi a lievitazione naturale.

Situazione 2

“Vorrei del formaggio senza lattosio” chiede un cliente. “Purtroppo non abbiamo nulla di sfuso anche se i formaggi stagionati ne contengono naturalmente molto poco, oppure c’è del mascarpone o formaggio spalmabile già confezionato senza lattosio” risponde il commesso. Cliente: “Mi dia pure del pannarello”. Commento: anche qui probabilmente non vi era una vera intolleranza, ma il desiderio di seguire un’alimentazione ritenuta più leggera e digeribile. Si è passati dal formaggio senza lattosio al formaggio con panna ad alto contenuto di lattosio. In mezzo poteva starci un formaggio stagionato o di latte crudo, nel primo caso il lattosio è ridotto perché consumato dalla flora durante la stagionatura, nel secondo caso la copresenza dell’enzima in grado di digerire il lattosio stesso rende il prodotto più tollerato (sempre per chi non ha una vera intolleranza al lattosio).

Prosegui la lettura

Ultima modifica ilDomenica, 07 Agosto 2016 15:38

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Prossimi eventi

info :
Collegamento al menu di iCagenda non trovato!
 
 
 
Color I Color II Color III Color IV Color V Color VI

Log In or Register