Placenta e parto integrale

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Robin Lim “Il Chakra dimenticato-Il libro della Placenta”
Shivam Rachana “Lotus Birth: il Parto Integrale”
Cornelia Enning “Rimedi Placentari per l'Autocura”


Terapeuti di rebirthing e di pratiche del respiro riportano molti casi di persone che ricordano quando è stato tagliato loro il cordone ombelicale e che hanno avuto dei traumi legati alla Placenta (sensazioni di perdita, nostalgia per un gemello perduto o di casa, senso di amputazione, paura all’altezza della pancia, compulsione all’accumulo, attaccamento morboso ad un oggetto come un pupazzo o una copertina, bisogno di dormire avvinghiando il cuscino, ecc.).

La mia prima gravidanza è stata un meraviglioso processo di guarigione da quel trauma che non sapevo di aver avuto. Leggendo il libro di Shivam durante il terzo mese d’attesa mi ero convinta di voler offrire a mia figlia un parto lotus (termine coniato nel 1979; è un metodo di parto, una pratica antica che consiste nel non recidere il cordone ombelicale e nel lasciare il bambino collegato alla placenta dopo il secondamento) ma con il passare dei mesi mi sono accorta che la prima ad aver bisogno di recuperare la propria placenta ero proprio io! Lo stesso libro riporta molto dettagliatamente le valenze simboliche e psicologiche legate alla placenta. Un pomeriggio quasi per caso ho fatto un collage e mi sono accorta alla fine che altro non era che il mio modo di portare a casa ed onorare la mia placenta. Sul foglio avevo messo al centro una foto di me da piccolina mentre facevo il bagnetto da cui si dipartivano tanti nastri colorati che si collegavano ad alcune immagini scelte “a caso”: la luna piena, una focaccia-torta (in molte lingue la placenta si traduce con la parola torta-focaccia della mamma), una galassia, un albero con tutti i rami ben in evidenza, un cuscino rosso ed infine un’altra immagine di me in bianco e nero. Così al momento del parto quando il cordone era così sottile e si è spezzato da solo poco prima del secondamento mi è sembrato un segno “Mamma io ho già incorporato la mia placenta e mi sento connessa al tutto, quello che volevi era per te non per me!”. Così mi sono fatta consegnare la placenta (è un proprio diritto la madre può infatti richiedere il proprio organo placentare, se sano, con la consapevolezza di poterlo usare per scopi esclusivamente autoterapici e di doverla gestire con le modalità indicate dalla legge) e l’ho seppellita sotto terra piantando un nocciolo. Nel libro di Robin Lim troverete un’ampia descrizione di racconti e tradizioni globali sulla placenta, per esempio come molte popolazioni onorano, seppelliscono o usano la placenta. Con la secondogenita sembrava impossibile per motivi medici avere un parto naturale e fare un lotus ed invece a sorpresa la piccola è nata in casa ed abbiamo potuto tenerla attaccata alla placenta senza recidere il cordone. Questa volta ho essiccato la placenta seguendo le indicazioni del libro della Enning per poterla usare per scopi auto terapici. La piccola era così centrata, calma e rosea che sembrava passata dal grembo all’ambiente esterno senza nemmeno essersene accorta.

Naturalmente tutti questi libri forniscono importanti spiegazioni scientifiche, citando numerosi studi, a sostegno del taglio ritardato del cordone e dei benefici che questo può avere sulla salute della mamma e del bambino (soprattutto per i prematuri o bambini con problemi), per chi fosse interessato vengono inoltre riportati degli argomenti diversi rispetto a quelli della scienza medica tradizionale sulla banca del cordone ombelicale.

Ultima modifica ilSabato, 19 Luglio 2014 09:00

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