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Bambini cristallo di Paola Giovetti


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Con la recente maternità ed il continuo confronto con chi sta vivendo più o meno con le stesse tempistiche l’arrivo di un figlio mi trovo spesso a combattere contro luoghi comuni, contro l’idea della difficoltà fine a se stessa (dal parto, all’allattamento, ai primi giorni a casa, a tutto il resto) o in nome di una gratificazione che verrà quando i figli sono più grandi o di un sacrificio necessario. Non si tratta di negare la realtà dei fatti e trasformare tutto romanticamente quanto piuttosto di riportare il focus su ciò che è reale e ciò che non lo è. Reale è: i bambini non ci appartengono ed in questo momento stanno venendo al mondo per evolvere un'umanità che sta crollando o meglio transitando verso un nuovo Paradiso, non certo per stare con noi, sanare i nostri bisogni e formare un quadretto famiglia da spot televisivo. La loro famiglia infatti è molto più allargata e comprende il tutto.

Mi piace questo libro, perché sebbene possa sembrare troppo generico o noioso per chi conosce già l’argomento è invece un ottimo spunto per chi magari pur avendo lontanamente sentito parlare dei nuovi bambini, non ha ancora pensato di poter contribuire come educatore o come genitore al loro sviluppo. Il focus tuttavia è su di noi in primis più che sui nostri figli. Infatti è impossibile pensare di trattare i nostri bambini in modo speciale se quell’essere speciale non fa anche parte di noi e del nostro vivere quotidiano. Veniamo richiamati alla coerenza di parole e fatti.

Non possiamo dar loro cibi sani se non crediamo anche noi che la nutrizione prepari il terreno sul quale si svilupperà nostro figlio. Ci sono sempre più casi di aggressività, iperattività infantile trasformata in sensibilità grazie all’aiuto di una alimentazione naturale e conforme alla natura del bimbo. Allo stesso modo sempre più bambini seguirebbero spontaneamente un’alimentazione vegetariana, rifiutando sin dallo svezzamento carne e pesce, se non venissero convinti successivamente che anche in natura esiste predatore e preda e che quindi è naturale mangiare carne. Un’argomentazione che sinceramente trovo molto poco convincente, tuttavia molto diffusa soprattutto nelle scuole.

Non possiamo sopportare pazientemente situazioni difficili che si creano con i nuovi bambini se non ci accorgiamo che in realtà non vi è nulla di difficile se non il nostro vecchio modo di pensare, classificare e quindi ingabbiare delle creature che sfuggono alle vecchie dinamiche perché consapevoli della loro forza creativa e già predisposti alla felicità, al rinnovamento ed all’amore.

Del resto queste informazioni non devono servire a costruire nuove classificazioni e a giustificare atteggiamenti inopportuni. Mi è capitato di vedere un bambino combinarne di tutti i tipi sotto lo sguardo di una mamma che con un gran sorriso sentenziava: “E’ indaco, è la sua natura, non si può fare nulla!”. Purtroppo ho anche assistito ad una discussione in cui c’è chi si attribuiva l’etichetta di essere venuto al mondo come bambino indaco e voleva dimostrare al suo interlocutore, anche lui indaco, che invece lui non lo è affatto. Sono certamente casi estremi che tuttavia fanno riflettere.

Avere a che fare con un nuovo bambino significa convogliare i suoi talenti verso uno sviluppo armonioso ma al tempo stesso insegnargli a confrontarsi, a superare o comunque ad imparare da quella parte di ombra che ha scelto di manifestare nel proprio cammino evolutivo. Si tratta di passi che possiamo compiere solo se sappiamo fare altrettanto, se abbiamo imparato anche noi a guardarci dentro, a vedere cosa crediamo di noi e del mondo e a costruire sane relazioni con il nostro partner e con tutti gli altri esseri.

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