Glicemia, sovrappeso e salute

Accanto alle classiche diete senza costrutto logico che permettono di perdere molti chili in pochi mesi per ritrovarsi brevemente punto a capo, vengono proposti stili di vita più adeguati che hanno come obiettivo quello di tenere basso il livello di glucosio nel sangue. Per raggiungere quest’obiettivo è importante scegliere alimenti a basso indice glicemico; alimenti che non alzano il livello di zucchero nel sangue. L’iperglicemia, un’elevata quantità di zucchero nel sangue, danneggia le cellule attraverso meccanismi diversi ed accelera il processo di invecchiamento. Tra i potenziali problemi che possono insorgere con una dieta ad alto indice glicemico troviamo*: ipoglicemia, asma, emicranie, aterosclerosi, depressione, ulcere, sindrome premestruale, aumento dei trigliceridi, sindrome metabolica, obesità, acidità di stomaco, diabete, aumento del colesterolo, insulino-resistenza, artrite, ipertensione, candida, bassa funzionalità enzimatica, perdita del calcio, cancro, iperattività, ansia, malassorbimento, invecchiamento della pelle, carenza di cromo, eczema, indebolimento del sistema immunitario, squilibrio dei minerali, danni renali, osteoporosi, ecc.

Il segreto per un’ottima salute sarebbe quello di mantenere l’indice glicemico a digiuno tra 70 e 85.

Tuttavia è stato anche infranto il mito secondo cui i cibi ricchi di proteine e grassi animali siano più sicuri dal punto di vista dell’insulina rispetto ai cibi ricchi di carboidrati. Vi sono infatti alimenti che, pur non avendo un alto indice glicemico, hanno un alto indice insulinico perché stimolano direttamente la produzione di insulina, come il latte per esempio. Gli alimenti ricchi di grassi animali, carni rosse, burro e formaggi, ostacolano comunque il funzionamento dell’insulina rendendo più difficoltoso il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule.

Bisogna inoltre ricordarsi che l'indice glicemico di un alimento non è fisso. Può variare, infatti, in funzione di un certo numero di parametri quali la composizione del pasto, l'origine botanica o la varietà per un cereale, il grado di maturazione per un frutto, il trattamento termico, l'idratazione. Anche il grado di risposta varia da persona a persona ed andrebbe auto-testato.

Nonostante questi concetti siano abbastanza diffusi oggi al pari delle tabelle nutrizionali che riportano l’indice glicemico ed insulinico per ogni alimento, mi capita di incontrare persone con diabete o problemi di glicemia in forte difficoltà nella scelta degli alimenti. Ricordo una signora diabetica, seguita da un terapista alimentare, in difficoltà per le crisi di iperglicemia secondo lei immotivate visto che aveva seguito il consiglio di eliminare la pasta e di consumare miglio con la zucca! Il miglio insieme al riso è il cereale più dolce esistente in natura e la zucca cotta lo stesso. Non basta che i cereali non siano raffinati ed accompagnati da verdure perché tutto fili liscio. Allo stesso modo una signora con diabete gestazionale che non sapeva più cosa mangiare perché i suoi valori di glicemia oscillavano nonostante stesse seguendo la dieta indicata dalle tabelle. Vorrei provare a dare qualche ulteriore spunto pratico°.

PANE

Il pane appena sfornato è quello che disturba maggiormente perché i carboidrati sono subito utilizzabili. Questa considerazione vale anche per il pane tostato dove nel processo di tostatura viene scissa una quota utile di amidi; sono quindi più disponibili ad entrare nel torrente circolatorio. Bisogna fare attenzione a non comprare pane addizionato di zuccheri, amidi solubili (nei prodotti industriali confezionati sono spesso presenti). Il pane raffermo può essere un’alternativa perché perde la “dolcezza” grazie ad una reazione chimica tra il glutine e gli zuccheri che vengono quindi resi meno disponibili. Naturalmente no a pane bianco raffermo e sì ad un buon pane veramente integrale, non quello finto costituito da farina 00 e crusca

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Consapevolezza ed empatia

Credo che se cercassi il termine che appare più frequentemente negli articoli di questa rubrica vi troverei senz’altro la parola “consapevolezza”. Ormai certi termini (come ad esempio naturale, ecologico, sano, ecc.) stanno diventando così utilizzati che hanno perso l’antico valore iniziale e sono entrati nel grande calderone della New Age. Sicuramente esiste una consapevolezza superficiale più diffusa, ma la capacità di comprendere, metabolizzare e risolvere i nostri vissuti è ancora molto lontana o forse insabbiata dalle rapide spiegazioni-ricette, spesso forniteci dalle varie discipline naturali a cui attingiamo. È sicuramente lodevole il tentativo di affidarsi a cure più complete e olistiche, per usare un altro termine molto in voga al momento, piuttosto che puntare su quelle fornite da uno scientismo ottuso. L’importante è non rimanere all’interno di questa scatola alternativa e delle risposte che ci può dare, altrimenti cadiamo nello stesso gioco della scatola ufficiale, solo che invece che classificarci come malati veniamo classificati come portatori di qualche distonia energetica, di un vissuto familiare specifico o semplicemente come vittime dello stress. Il risultato non cambia perché la soluzione è altrettanto rapida: invece della medicina trova posto un integratore, un’erba o un rimedio vibrazionale. Certamente sono aiuti importanti; lo diventano maggiormente se non deleghiamo a questi il nostro benessere o la nostra salute, ma se li utilizziamo per farci trasportare, come salendo su un mezzo più veloce, verso un maggiore ascolto di noi. Purtroppo anche nel naturale stiamo diventando tutti uguali, tutti figli dello stress o di genitori problematici allo stesso modo, quando invece ognuno di noi rielabora le stesse condizioni in modo diverso, motivo per il quale la cura è sempre individualizzata e legata all’ascolto della persona.

Ripensavo ad un’installazione (“A mile in my shoes”) del museo dell’empatia a Londra lungo il Tamigi: si tratta di un’iniziativa in cui i passanti possono scegliere un paio di scarpe e, tramite una cuffia, ascoltare la storia del proprietario e avvicinarsi al suo vissuto. Le tracce audio e l’immagine del paio di scarpe si possono ascoltare e vedere anche sul sito internet del museo (www.empathymuseum.com). Nobile l’intento di spingerci ad identificarci con gli altri in un’era di crescente individualismo; l’empatia è infatti l’arte di mettersi nei panni di qualcun altro e di vedere il mondo attraverso i suoi occhi. Sicuramente le capacità empatiche dell’uomo sono crollate vertiginosamente nel mondo moderno tradizionale, ma in quello new age si sono travestite di un abito di finta comprensione che non permette di andare oltre le apparenze o le classificazioni. Così mentre racconto un evento forte che mi è successo, se da un lato non trovo ascolto, dall’altro trovo un ascolto parziale atto a mostrarmi le abilità di counselor dell’interlocutore (ormai lo sono tutti) che freddamente mi risponde “certo che ti è successo, è perché avevi bisogno di questo in questo momento” oppure “sì dovevi tirare fuori quell’emozione” oppure in preda ad una sindrome di Pollyanna diffusa “Bene! Chissà cosa ti porterà di fantastico questa disgrazia” o dopo una rapida sfogliata mentale all’enciclopedia dell’origine emozionale del disturbo “Ginocchia’! Uhm…sei stata poco elastica ultimamente!”. Un nervoso mi sale dal profondo.

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Alla ricerca della salute perduta

Chi legge da tempo questa rubrica sa quanto io ci tenga a proporre un’alimentazione sana, di qualità, ma anche naturalmente ricca di prodotti vegetali come cereali, legumi, verdure, frutta, frutta secca e semi oleaginosi. L’amore per la sperimentazione mi porta a far provare i prodotti della terra, il meno elaborati possibili, anche a chi da anni si nutre di prodotti convenzionali, spesso confezionati. Tutto questo però mi rende anche fortemente intollerante alle mode, alle scelte alimentari salutiste a tutti i costi senza che queste siano accompagnate da consapevolezza ed ascolto del proprio corpo. Mi rendo conto che durante i corsi, per quante belle parole io possa spendere, alla fine vengo sempre messa al muro a stilare la famosa lista di alimenti che fanno bene ed alimenti che fanno male, perché questo è ciò che preoccupa o che interessa maggiormente. Pensiamo a cosa sarebbe oggi la nutrizione se non uscisse più l’ultimo libro sulla cura con …, sui pericoli di …, sul detox facile, sull’aggiunta del cereale più esotico del globo. Tutto svanirebbe in un maggiore ascolto di sé. Che paura! Siamo veramente pronti a lasciar andare le idee che abbiamo sul cibo e su noi stessi?

Vi faccio alcuni esempi, catturati tra una spesa e l’altra, di situazioni che segnalano un certo disagio, un voler attenersi a delle regole di un salutismo fine a sé stesso, di confusione mentale su ciò che viene oggi proposto ed il bisogno estremo di cibo vero, non di surrogati di perfetta nutrizione. Non voglio ridicolizzare quanto ho ascoltato; a dire il vero provo un certo dolore quando mi trovo di fronte a queste situazioni, e vorrei poter usare questi esempi per trasmettere quella spinta, quel desiderio ad andare oltre ciò che ci viene costantemente propinato, sfoderando il nostro senso critico e la capacità di ascolto del nostro corpo.

Situazione 1

Una cliente si dichiara celiaca al banco gastronomia e chiede se c’è del pane senza glutine. “Purtroppo non vi è nulla di certificato anche se vi sono prodotti naturalmente privi di glutine perché ottenuti con farina di riso o di mais” risponde il commesso. Cliente: “Bene, mi dia pure la ciabatta normale”. Commento: chiaramente la ciabatta normale contiene glutine, forse si stava cercando di seguire una dieta priva di glutine perché ritenuta più sana, senza avere celiachia. Si è passati però dal senza glutine al pane bianco. In mezzo ci poteva stare un bel pane integrale con semi a lievitazione naturale.

Situazione 2

“Vorrei del formaggio senza lattosio” chiede un cliente. “Purtroppo non abbiamo nulla di sfuso anche se i formaggi stagionati ne contengono naturalmente molto poco, oppure c’è del mascarpone o formaggio spalmabile già confezionato senza lattosio” risponde il commesso. Cliente: “Mi dia pure del pannarello”. Commento: anche qui probabilmente non vi era una vera intolleranza, ma il desiderio di seguire un’alimentazione ritenuta più leggera e digeribile. Si è passati dal formaggio senza lattosio al formaggio con panna ad alto contenuto di lattosio. In mezzo poteva starci un formaggio stagionato o di latte crudo, nel primo caso il lattosio è ridotto perché consumato dalla flora durante la stagionatura, nel secondo caso la copresenza dell’enzima in grado di digerire il lattosio stesso rende il prodotto più tollerato (sempre per chi non ha una vera intolleranza al lattosio).

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Come inserire alimenti sani nei piatti dei bambini

Mi suona sempre sospetto quando qualcuno mi dice che suo figlio mangia tutto. Anche le mie mangiavano qualsiasi cosa mettessi loro davanti, dai piatti macrobiotici a quelli più speziati, tipo cucina indiana, fino ai 3-4 anni, poi, come succede ad ogni bimbo, subentrano delle fasi diverse ed anche loro hanno cominciato a sviluppare gusti propri o a sentire di cosa hanno bisogno quando si siedono a tavola. Proprio ieri sera all’ennesima richiesta di ketchup sul riso ho perso la pazienza ed ho provato l’arma del paradosso: ketchup sia, ho innaffiato mezza confezione di ketchup (super selezionato, di qualità, senza additivi e non troppo dolce) sul piatto di riso dicendo mangiane quanto ne vuoi. A quel punto mi sono sentita urlare “è troppo, non ne volevo così tanto, buhhhh” ed ho capito che la mia tattica paradossale era naufragata. Mia figlia sa quanto ketchup mangiare e quando lo vuole mangiare e solo perché lo desidera per 3 sere di fila questo non vuol dire che lo vorrà sempre e per tutta la vita. Un bambino cresciuto con una sana cucina casalinga riesce a decodificare le proprie voglie e a scegliere il tipo di eccessi che vuole concedersi ed anche se abbandona momentaneamente alcuni cibi o verdure non è mai un per sempre, piuttosto una sperimentazione associata ai cambiamenti a cui va incontro. Il problema però è che spesso i gusti dei nostri bambini sono stati modificati da cibi troppo salati o troppo zuccherati/raffinati e morbidi. Al parco sentivo un bambino chiedere alla mamma di togliergli la crosticina del pan carré bianco latte perché troppo dura. Quando si parte da questo livello è inutile cercare di raggiungere immediatamente la vetta, forse meglio attendere il primo bus navetta ed iniziare ad inserire nel cibo che già i nostri bambini mangiano degli ingredienti sani o delle verdure che altrimenti rifiuterebbero. Se vogliamo preparare dei piatti o degli snack sani e gustosi per i nostri bambini il suggerimento numero uno è quello di semplificarci la vita il più possibile ed una volta che cominciamo a sentirci più a nostro agio con i primi esperimenti possiamo liberare maggiormente la fantasia e creare nuove combinazioni.

Quando un bambino continua a mangiare tutto quello che gli viene proposto davanti spesso è per bisogno di approvazione, di sentirsi bravo nei confronti dei genitori oppure è in uno stato ancora dormiente in cui non sta ancora sperimentando attraverso gli opposti cosa desidera. Fase che prima o poi avviene per tutti. Personalmente ho cominciato a rifiutare il cibo di casa in piena adolescenza, quindi quando avevo già 16-17 anni, il mio primo passo verso la libertà o l’adultità di scegliere da sola cos’era meglio per me.

Abbiamo già trattato (cfr. articolo aprile 2011) i comportamenti che ci aiutano ad avvicinare i ragazzi alla sana alimentazione, questa volta vediamo alcuni spunti pratici per rendere più sana e “verdurosa” l’alimentazione dei nostri bambini.

Il travestimento è d’obbligo, almeno all’inizio. Inserite verdure e semi nelle vostre ricette di torte e muffin. Quelle che si prestano meglio sono gli zucchini, la batata, la patata dolce, le carote, la zucca, i semi di chia, ricchi di omega 3 ed utili per l’intestino un po’ pigro che danno alla torta un’ottima consistenza. Naturalmente per non far vedere colori insoliti si può aggiungere una bella cucchiaiata di cacao.

Budini. Si possono creare degli ottimi budini usando degli ingredienti più interessanti di amido e latte. Per esempio con 2 avocadi, 2 cucchiai di cacao, un pizzico di sale, un dolcificante liquido (sciroppo d’acero, miele d’acacia, malto), 1 tazza di acqua si crea un ottimo budino al cacao. In questo modo si fa il pieno di grassi buoni, di potassio e si sostiene la frenetica attività dei nostri bambini sempre in movimento.

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Cibo per l'intuito

Tutti noi siamo dotati di un istinto innato, fa parte della nostra natura animale; c’è stato donato per permetterci di salvarci nelle occasioni di pericolo. Numerosi studi scientifici sono stati condotti in tal senso ed hanno dimostrato come il nostro corpo risponda fisicamente (sudorazione, aumento della pressione, variazioni del battito cardiaco) a potenziali pericoli o a qualcosa di brutto ancor prima che la nostra mente cosciente si renda conto di cosa sta succedendo attorno e ne registri l’informazione. I ricercatori hanno evidenziato che il nostro sistema limbico può percepire il pericolo segnalato dal sistema nervoso autonomo (cervello antico) prima che questo appaia. In questo modo il nostro intuito può permetterci di salvarci la vita.

Ci sono molteplici definizioni di “intuito ed intuizione”; per alcuni si tratta di una conoscenza innata su cosa fare e come agire, per altri rappresenta una sensazione fisica di stomaco, per altri ancora è la propria connessione con un qualcosa di più grande (Dio, Esistenza, Universo, Energia). Ci sono quindi stili diversi di intuizione e non c’è un modo migliore di un altro perché, per tutti, l’intuizione rappresenta l’abilità di ricevere ed interpretare i segnali che ci arrivano per indicarci la strada. L’intuizione ci dà la chiarezza di sapere se stiamo andando nella direzione giusta e ci permette di capire come procedere. Più riusciamo a sintonizzarci con la nostra parte intuitiva più facile diventa riconoscere i segnali che ci arrivano. Quando siamo in pace con noi stessi, calmi e proviamo un senso generale di amore incondizionato possiamo percepire velocemente e correttamente i segnali attorno a noi. Quando invece ci troviamo in uno stato d’ansia o di aggressività i segnali che ci arrivano sono distorti e diventa difficile discernere tra la voce del pensiero razionale e quella vera dell’intuito.

Oggi il nostro intuito è spesso offuscato e le cause sono molteplici. Da un lato i condizionamenti di una società che ha cercato di spegnere le sensazioni che ci arrivano dall’interno a favore di dogmi e regole, dall’altro i condizionamenti familiari ed ancora il tipo di personalità. Se siamo molto focalizzati su ciò che accade esternamente ed abbiamo una razionalità molto forte potremmo non seguire la nostra vocina interiore perché non riusciamo a spiegarci razionalmente ciò che ci indica. In ogni caso poiché l’intuizione è un dono innato possiamo imparare a riconoscerla, ad affinarla, ad aumentarla. Possiamo suddividere i doni dell’intuito in quattro forme, associate ai canali sensoriali attraverso i quali ci relazioniamo con il mondo:

  • le visioni: con questa parola si intendono sia le cose che vediamo con gli occhi fisici (un cartellone pubblicitario, una cartolina, l’illustrazione di un libro che ci fa venire in mente qualcosa di importante), ma anche le immagini che ci arrivano nei sogni oppure dei segni che ci appaiono di tanto in tanto come per esempio i lampi di luce. Questo tipo di visione è chiamata “chiaroveggenza” che significa chiarezza nel vedere.
  • le sensazioni: per sensazioni si intendono le emozioni che sorgono dal nulla (gioia, compassione, ecc.) oppure le sensazioni fisiche non direttamente correlate all’ambiente attorno a noi (un calore improvviso, un cambio di temperatura e/o pressione, la sensazione di sentirsi sfiorati, un odore che non ha un’origine fisica come di fiori o di fumo). Questo tipo di sensibilità è chiamata “chiarosenzienza” o chiarezza nel sentire.
  • i pensieri: tutte le volte che sappiamo qualcosa senza sapere come. Quando riusciamo a riparare qualcosa senza aver letto delle istruzioni, quando dalla nostra bocca escono parole forbite o sagge come se qualcuno ce le avesse suggerite, quando ci vengono delle idee geniali. Questo tipo di conoscenza è detta “chiaroconoscenza” o chiarezza nel pensiero.

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Snack salutari con buon senso!

Abbiamo già parlato di snack e di idee per gli spuntini (cfr. articolo ottobre 2013), ma vorrei riprendere l’argomento per evidenziare come sia sempre più difficile distinguere tra gli snack sani e quelli che sembrano sani, che dichiarano di esserlo, e poi invece non lo sono affatto. Sempre più spesso ci troviamo fuori casa quando è ora di consumare la nostra merenda ed allora ci affidiamo a snack confezionati che ci sembrano salutari per alcuni degli ingredienti contenuti, perché così appaiono o perché sono accompagnati da qualche slogan pubblicitario che a volte si traveste da principio di nutraceutica. Mi fa sorridere sentire come oggi siamo diventati tutti esperti o vittime in tal senso. Una domenica pomeriggio ho proposto ad un amico una cioccolata calda, ma poi gli ho detto che l’avrei fatta con il latte di avena perché era l’unico che avevo in casa e mi sono sentita rispondere: “Benissimo, fa bene al cuore per i betaglucani!”. L’altro giorno stavo facendo la spesa ed un anziano signore davanti allo scaffale delle spezie mi ha visto prendere la curcuma e mi ha detto “Eh sì la uso anch’io, perché, sa, è un potente antiossidante”. Anche se l’informazione è vera si tralascia spesso di segnalare la quantità minima necessaria per avere l’effetto desiderato nel corpo, spesso molto maggiore di quella contenuta nello snack o nella bevanda considerata a meno di mangiarne o berne 10 volte tanto. Inoltre molti principi attivi funzionano proprio in virtù del complesso in cui si trovano, ricco di altri componenti sinergici, o danno meno effetti collaterali se usati in equilibrio con altri componenti (per esempio la vitamina C in copresenza del Rame o la vitamina D se abbinata alla K2).

Vediamo gli snack sani più in voga al momento.

Barrette di cereali: sembrano una bella idea visto che sono fatte con cereali e frutta secca o essiccata, ma spesso è tutto il resto a non andare troppo bene perché di solito contengono gli stessi zuccheri o grassi di un dolcetto con l’unica differenza che probabilmente hanno più fibre. Molto meglio prepararsi il proprio mix di fiocchi di cereali e di frutta essiccata. Oppure mangiare della frutta fresca con un burro di frutta secca. Prosegui la lettura

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Rimedi naturali per i disturbi post vaccinazione

Seguo con vivo interesse l’infuocato dibattito sulle vaccinazioni, soprattutto da quando sono nate le mie figlie. Nonostante sia messo in discussione il fatto che i vaccini siano o meno i principali responsabili di tutta una serie di disturbi, resta il fatto che oggigiorno assistiamo ad un numero sempre più elevato di bambini con disturbi neuro-psichiatrici, disturbi dello sviluppo, problemi di linguaggio, comportamenti ripetitivi e stereotipati e che molti genitori (anche alcuni medici) sostengono che questi siano iniziati pochi giorni dopo la vaccinazione. All’interno di tale dibattito non avevo mai sentito qualcuno occuparsi di come sostenere chi ha comunque scelto, per ragioni diverse o per non essersi nemmeno posto il problema, di vaccinare il proprio figlio. Ultimamente sono venuta a conoscenza del lavoro di un centro di nutrizionisti americani (Biodynamic Wellness di Kim Schuette) che si occupa proprio di questo aspetto e mi sono resa conto che è davvero importante poter aiutare tutti quei bambini che hanno ricevuto il vaccino, in modo da aiutare il loro corpo a processare le sostanze estranee introdotte con il vaccino stesso. Non esiste una soluzione valida per tutti, ma un insieme di proposte che possono essere molto utili se opportunamente integrate.

I bambini di oggi partono notevolmente svantaggiati, con uno stato di salute indebolito a causa di una nutrizione carente, non di qualità, della continua esposizione a tossine ambientali, anche nel periodo prenatale e di una ridotta capacità del corpo di svolgere alcune funzioni importanti. Un terreno su cui i vaccini possono essere davvero l’ultima goccia che fa traboccare il vaso.Prosegui la lettura

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Desideri per l'anno nuovo: longevità, salute e bellezza

Nei mesi autunnali uno dei protagonisti d’eccellenza è il cioccolato. In ottobre e novembre vi sono numerose fiere e manifestazioni dedicate al cioccolato nelle diverse città di Italia. Dopo il caldo estivo ed il blocco della distribuzione ecco che il cioccolato nelle sue diverse forme torna sugli scaffali dei negozi e forse anche il bisogno di affrontare gli impegni del nuovo anno scolastico-lavorativo ce lo rende di nuovo così attraente. Ma per alcuni di noi, inclusa la sottoscritta, quest’attrazione non tramonta mai durante l’anno e ci si può definire dei veri e propri “cioccolisti”. Tuttavia ho notato che c’è una gran confusione sull’argomento “desiderio irrefrenabile di cioccolato” o “cioccolato dipendenza”. Quando tengo i corsi sulle voglie e mi sento rispondere che la voglia principale è di cioccolato, ho ormai imparato ad andare oltre e chiedere di che tipo di cioccolato non si possa fare a meno: spalmabile, biscotti, snack, gelati, budini, tartufi e cioccolatini, barrette, torte, o cereali? Questo è importante per capire che tipo di “cioccolista” si è, che equivale a scoprire la causa della dipendenza, ma anche per accorgersi che, in realtà, la voglia di cioccolato potrebbe essere solo il veicolo di qualcos’altro, come ad esempio la voglia di zucchero o di qualcosa di cremoso, come un latticino.

Alcuni di noi mangiano cioccolato per provare le emozioni positive che se ne traggono e che sono indotte dalla feniletilammina, sostanza chimica che il cervello secerne anche nelle fasi dell’innamoramento, ruolo simile a quello della serotonina. Così, per delusioni amorose o per senso di solitudine o per l’eroticità dell’alimento, ci si butta sul cioccolato in cerca di sentimentalismo ed amore.

Altri mangiano il cioccolato solo in certi momenti: nei mesi invernali per la piccola depressione legata alla stagione o perché esso si rende disponibile con le festività o, nel caso delle donne, prima del ciclo mestruale per motivi ormonali. Il Magnesio in esso contenuto può essere cercato, anche inconsapevolmente, per risolvere situazioni di carenza di questo minerale, oggi molto diffuse. Prosegui la lettura

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Quella voglia di cioccolato

Nei mesi autunnali uno dei protagonisti d’eccellenza è il cioccolato. In ottobre e novembre vi sono numerose fiere e manifestazioni dedicate al cioccolato nelle diverse città di Italia. Dopo il caldo estivo ed il blocco della distribuzione ecco che il cioccolato nelle sue diverse forme torna sugli scaffali dei negozi e forse anche il bisogno di affrontare gli impegni del nuovo anno scolastico-lavorativo ce lo rende di nuovo così attraente. Ma per alcuni di noi, inclusa la sottoscritta, quest’attrazione non tramonta mai durante l’anno e ci si può definire dei veri e propri “cioccolisti”. Tuttavia ho notato che c’è una gran confusione sull’argomento “desiderio irrefrenabile di cioccolato” o “cioccolato dipendenza”. Quando tengo i corsi sulle voglie e mi sento rispondere che la voglia principale è di cioccolato, ho ormai imparato ad andare oltre e chiedere di che tipo di cioccolato non si possa fare a meno: spalmabile, biscotti, snack, gelati, budini, tartufi e cioccolatini, barrette, torte, o cereali? Questo è importante per capire che tipo di “cioccolista” si è, che equivale a scoprire la causa della dipendenza, ma anche per accorgersi che, in realtà, la voglia di cioccolato potrebbe essere solo il veicolo di qualcos’altro, come ad esempio la voglia di zucchero o di qualcosa di cremoso, come un latticino.

Alcuni di noi mangiano cioccolato per provare le emozioni positive che se ne traggono e che sono indotte dalla feniletilammina, sostanza chimica che il cervello secerne anche nelle fasi dell’innamoramento, ruolo simile a quello della serotonina. Così, per delusioni amorose o per senso di solitudine o per l’eroticità dell’alimento, ci si butta sul cioccolato in cerca di sentimentalismo ed amore.

Altri mangiano il cioccolato solo in certi momenti: nei mesi invernali per la piccola depressione legata alla stagione o perché esso si rende disponibile con le festività o, nel caso delle donne, prima del ciclo mestruale per motivi ormonali. Il Magnesio in esso contenuto può essere cercato, anche inconsapevolmente, per risolvere situazioni di carenza di questo minerale, oggi molto diffuse. Prosegui la lettura

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