Glicemia, sovrappeso e salute

Accanto alle classiche diete senza costrutto logico che permettono di perdere molti chili in pochi mesi per ritrovarsi brevemente punto a capo, vengono proposti stili di vita più adeguati che hanno come obiettivo quello di tenere basso il livello di glucosio nel sangue. Per raggiungere quest’obiettivo è importante scegliere alimenti a basso indice glicemico; alimenti che non alzano il livello di zucchero nel sangue. L’iperglicemia, un’elevata quantità di zucchero nel sangue, danneggia le cellule attraverso meccanismi diversi ed accelera il processo di invecchiamento. Tra i potenziali problemi che possono insorgere con una dieta ad alto indice glicemico troviamo*: ipoglicemia, asma, emicranie, aterosclerosi, depressione, ulcere, sindrome premestruale, aumento dei trigliceridi, sindrome metabolica, obesità, acidità di stomaco, diabete, aumento del colesterolo, insulino-resistenza, artrite, ipertensione, candida, bassa funzionalità enzimatica, perdita del calcio, cancro, iperattività, ansia, malassorbimento, invecchiamento della pelle, carenza di cromo, eczema, indebolimento del sistema immunitario, squilibrio dei minerali, danni renali, osteoporosi, ecc.

Il segreto per un’ottima salute sarebbe quello di mantenere l’indice glicemico a digiuno tra 70 e 85.

Tuttavia è stato anche infranto il mito secondo cui i cibi ricchi di proteine e grassi animali siano più sicuri dal punto di vista dell’insulina rispetto ai cibi ricchi di carboidrati. Vi sono infatti alimenti che, pur non avendo un alto indice glicemico, hanno un alto indice insulinico perché stimolano direttamente la produzione di insulina, come il latte per esempio. Gli alimenti ricchi di grassi animali, carni rosse, burro e formaggi, ostacolano comunque il funzionamento dell’insulina rendendo più difficoltoso il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule.

Bisogna inoltre ricordarsi che l'indice glicemico di un alimento non è fisso. Può variare, infatti, in funzione di un certo numero di parametri quali la composizione del pasto, l'origine botanica o la varietà per un cereale, il grado di maturazione per un frutto, il trattamento termico, l'idratazione. Anche il grado di risposta varia da persona a persona ed andrebbe auto-testato.

Nonostante questi concetti siano abbastanza diffusi oggi al pari delle tabelle nutrizionali che riportano l’indice glicemico ed insulinico per ogni alimento, mi capita di incontrare persone con diabete o problemi di glicemia in forte difficoltà nella scelta degli alimenti. Ricordo una signora diabetica, seguita da un terapista alimentare, in difficoltà per le crisi di iperglicemia secondo lei immotivate visto che aveva seguito il consiglio di eliminare la pasta e di consumare miglio con la zucca! Il miglio insieme al riso è il cereale più dolce esistente in natura e la zucca cotta lo stesso. Non basta che i cereali non siano raffinati ed accompagnati da verdure perché tutto fili liscio. Allo stesso modo una signora con diabete gestazionale che non sapeva più cosa mangiare perché i suoi valori di glicemia oscillavano nonostante stesse seguendo la dieta indicata dalle tabelle. Vorrei provare a dare qualche ulteriore spunto pratico°.

PANE

Il pane appena sfornato è quello che disturba maggiormente perché i carboidrati sono subito utilizzabili. Questa considerazione vale anche per il pane tostato dove nel processo di tostatura viene scissa una quota utile di amidi; sono quindi più disponibili ad entrare nel torrente circolatorio.

Bisogna fare attenzione a non comprare pane addizionato di zuccheri, amidi solubili (nei prodotti industriali confezionati sono spesso presenti).

Il pane raffermo può essere un’alternativa perché perde la “dolcezza” grazie ad una reazione chimica tra il glutine e gli zuccheri che vengono quindi resi meno disponibili. Naturalmente no a pane bianco raffermo e sì ad un buon pane veramente integrale, non quello finto costituito da farina 00 e crusca.

CEREALI E LEGUMI

Il riso ed il miglio sono controindicati nei diabetici (ricchi di zuccheri ed amidi). Bene il riso selvatico o selvaggio zizania (sempre della famiglia delle graminacee come il riso), contiene più proteine ed è più ricco di minerali. Tra i vari tipi di riso meglio quello basmati integrale perché meno ricco di amidi.

Benino la pasta di grano duro, da cuocere al dente, più ricca di proteine come il glutine che garantisce una metabolizzazione più lenta dei carboidrati. La pasta lunga, tipo spaghetti, linguine, bucatini, va preferita a quella corta perché nel processo di trafilatura gli amidi possono essere scissi in zuccheri più semplici con più rapido rilascio ed assorbimento.

Il farro ed il kamut, usati come chicco intero integrale, contengono dei carboidrati meno biodisponibili e a più lunga cessione quindi, anche se contengono meno glutine del grano, possono essere indicati.

Bene amaranto, quinoa e grano saraceno.

Bene anche orzo mondo decorticato (non il perlato!) e caffé di orzo (sostiene anche il tono nervoso a volte compromesso nel diabetico).

Evitare le patate.

Tra i legumi preferire ceci, lenticchie, fagiolo mungo, fagioli pinto, il tempeh ed il tofu preparato con fagioli di soia.

FORMAGGI

Il formaggio non è un alimento ideale in caso di iperglicemia/diabete per la sua complessa composizione. Il problema principale è costituito dalla quota di zuccheri, presenti in quantità di gran lunga superiore rispetto alla carne ed al pesce. Quindi le classiche tabelle suggeriscono come formaggi più gestibili per un soggetto con iperglicemia/diabete quelli a maggior contenuto proteico, lipidico e salino e meno ricchi di zuccheri come parmigiano, provolone e pecorino. Tuttavia sono comunque alimenti molto concentrati che sarebbe meglio consumare saltuariamente anche per l’effetto indiretto sul lavoro dell’insulina di cui ho già parlato prima.

FRUTTA

Si consiglia frutta a basso indice glicemico come frutti di bosco (mirtilli, lamponi, more, ribes), ciliegie, fragole, melograno, limone e pompelmo giallo, avocado. Quest’ultimo si può mettere nelle insalate o farne una crema da condimento con limone e sale.

L’arancia per il suo contenuto di zucchero non può essere usata con disinvoltura in caso di diabete. Tuttavia in alcuni persone con marcata iperglicemia l’arancia, usata da sola lontano dai pasti, può contribuire a ridurre il tasso glicemico per effetto dell’acido citrico. Effetto assente nel mandarino. La clementina va meglio del mandarino.

Il kiwi nonostante il valore medio alto di indice glicemico può essere usato dal diabetico senza dare problemi. Lo stimolo metabolico dato dalla acidità e dalla vit C si ripercuote positivamente sull’attività del pancreas.

Per quanto riguarda la mela sì al frutto fresco crudo, varietà asprigna. No alla mela cotta in cui il fruttosio si trasforma in glucosio con un più rapido aumento dei valori glicemici. Pere: attenzione che con la maturazione il fruttosio si trasforma in glucosio, proprio come nella cottura.

Bene la frutta secca (ad eccezione degli anacardi) e la polpa di cocco. Per la colazione si possono quindi usare invece delle marmellate dei burri/creme di mandorle o di polpa di cocco da spalmare su pane di cereali integrali.

DOLCIFICANTI NATURALI e COSE DOLCI

Spesso viene suggerito l’utilizzo di sciroppo di agave e fruttosio al posto dello zucchero in tutte le ricette di dolci e biscotti. Tuttavia pur non causando alti picchi glicemici influenzano negativamente il metabolismo lipidico come ho già avuto modo di evidenziare (articolo ottobre 2014). Consiglio quindi di usare zucchero da fiori di cocco, stevia, polvere di carruba, spezie naturalmente dolci come cardamomo e cannella.

Cacao e cioccolato amaro possono essere usati, soprattutto se crudi e dolcificati con zucchero di cocco, non quello al latte. I cioccolatini per diabetici possono essere preparati partendo da olio di cocco vergine che viene fatto sciogliere a bagnomaria (50g) e si aggiunge tanta polvere di cacao amaro quanta ne serve per fare una pasta densa; a questo punto per dolcificare quel tanto che basta si utilizza dello zucchero di fiori di cocco o della stevia.

VERDURE

In genere tutte le verdure possono essere consumate tranquillamente eccetto carota, cipolla, barbabietola, sedano, zucca, carciofo, che, se cotte, presentano degli zuccheri rapidamente assimilabili. Meglio consumarle solo da crude. In tutti i casi le verdure crude dovrebbero aprire il pasto in modo che l’indice glicemico finale del pasto sia più basso.

Il pomodoro se consumato crudo con la cipolla è in grado di esercitare un’azione ipoglicemizzante.

I funghi possono tornare molto utili se la funzionalità epatica non è compromessa. Potendo essere associati a quasi tutte le verdure crude (non agli spinaci) e ad alcune verdure cotte come puntarelle e cicoria, provocano un consumo degli zuccheri circolanti da parte del fegato.

Il carciofo, così come il topinambur, crudo può essere impiegato nell'alimentazione del diabetico perché contiene l’inulina, uno zucchero non assimilabile dalla mucosa intestinale, ma lo diventa per azione del calore quindi il carciofo cotto è controindicato.

Anche la classica caponata estiva preparata con aglio, melanzana, peperone e zucchina può essere consumata tranquillamente.

CARNE

Nelle classiche tabelle nutrizionali per diabetici di solito si consiglia:

- la carne di maiale sia cotta che sotto forma di insaccati come prosciutto crudo e salsicce. Vengono comunque esclusi salami, mortadelle, cotechini in quanto l’eccesso di sodio, conservanti e polvere di latte creano picchi glicemici indesiderabili.

- la selvaggina, in quanto magra e a basso contenuto di glicogeno. Tuttavia sono carni con elevate quantità di purine che ne limitano l’uso se ci sonno danni renali provocati dal diabete.

- di evitare la carne di cavallo (sapore dolciastro, maggior contenuto di glicogeno).

In pratica sarebbe opportuno sostituire tutta la carne con cibi vegetali proteici come la frutta secca (noci, mandorle, noci brasiliane), i semi oleaginosi (lino, chia, sesamo, zucca, girasole), la canapa, l’alga spirulina ed i legumi.

CONDIMENTI E GRASSI

A crudo olio di lino, canapa, sesamo, oliva extravergine.

In cottura l’olio di cocco può sostituire il burro in tutte le ricette, e naturalmente l’olio extravergine.

 

Riassumendo la dieta ideale a basso indice glicemico ed insulinico è una dieta esclusivamente vegetale, a base di cibi biologici composta da abbondanti verdure crude, cereali non raffinati, legumi e proteine vegetali, il tutto condito con una buona quantità di grassi vegetali estratti a freddo.

*Curare il Diabete in 21 giorni di Gabriel Cousens; Macro Edizioni

Curare il Diabete senza farmaci di Neal D. Barnard; Edizioni Sonda

°Il potere farmacologico degli alimenti di D.Arcari Morini, A. D’Eugenio, F. Aufiero; Edizioni Red

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Consapevolezza ed empatia

Credo che se cercassi il termine che appare più frequentemente negli articoli di questa rubrica vi troverei senz’altro la parola “consapevolezza”. Ormai certi termini (come ad esempio naturale, ecologico, sano, ecc.) stanno diventando così utilizzati che hanno perso l’antico valore iniziale e sono entrati nel grande calderone della New Age. Sicuramente esiste una consapevolezza superficiale più diffusa, ma la capacità di comprendere, metabolizzare e risolvere i nostri vissuti è ancora molto lontana o forse insabbiata dalle rapide spiegazioni-ricette, spesso forniteci dalle varie discipline naturali a cui attingiamo. È sicuramente lodevole il tentativo di affidarsi a cure più complete e olistiche, per usare un altro termine molto in voga al momento, piuttosto che puntare su quelle fornite da uno scientismo ottuso. L’importante è non rimanere all’interno di questa scatola alternativa e delle risposte che ci può dare, altrimenti cadiamo nello stesso gioco della scatola ufficiale, solo che invece che classificarci come malati veniamo classificati come portatori di qualche distonia energetica, di un vissuto familiare specifico o semplicemente come vittime dello stress. Il risultato non cambia perché la soluzione è altrettanto rapida: invece della medicina trova posto un integratore, un’erba o un rimedio vibrazionale. Certamente sono aiuti importanti; lo diventano maggiormente se non deleghiamo a questi il nostro benessere o la nostra salute, ma se li utilizziamo per farci trasportare, come salendo su un mezzo più veloce, verso un maggiore ascolto di noi. Purtroppo anche nel naturale stiamo diventando tutti uguali, tutti figli dello stress o di genitori problematici allo stesso modo, quando invece ognuno di noi rielabora le stesse condizioni in modo diverso, motivo per il quale la cura è sempre individualizzata e legata all’ascolto della persona.

Ripensavo ad un’installazione (“A mile in my shoes”) del museo dell’empatia a Londra lungo il Tamigi: si tratta di un’iniziativa in cui i passanti possono scegliere un paio di scarpe e, tramite una cuffia, ascoltare la storia del proprietario e avvicinarsi al suo vissuto. Le tracce audio e l’immagine del paio di scarpe si possono ascoltare e vedere anche sul sito internet del museo (www.empathymuseum.com). Nobile l’intento di spingerci ad identificarci con gli altri in un’era di crescente individualismo; l’empatia è infatti l’arte di mettersi nei panni di qualcun altro e di vedere il mondo attraverso i suoi occhi. Sicuramente le capacità empatiche dell’uomo sono crollate vertiginosamente nel mondo moderno tradizionale, ma in quello new age si sono travestite di un abito di finta comprensione che non permette di andare oltre le apparenze o le classificazioni. Così mentre racconto un evento forte che mi è successo, se da un lato non trovo ascolto, dall’altro trovo un ascolto parziale atto a mostrarmi le abilità di counselor dell’interlocutore (ormai lo sono tutti) che freddamente mi risponde “certo che ti è successo, è perché avevi bisogno di questo in questo momento” oppure “sì dovevi tirare fuori quell’emozione” oppure in preda ad una sindrome di Pollyanna diffusa “Bene! Chissà cosa ti porterà di fantastico questa disgrazia” o dopo una rapida sfogliata mentale all’enciclopedia dell’origine emozionale del disturbo “Ginocchia’! Uhm…sei stata poco elastica ultimamente!”. Un nervoso mi sale dal profondo. Questa non è empatia e non è nemmeno consapevolezza di sé se ogni volta che ci capita qualcosa riusciamo a metterci una bella etichetta di spiegazione alternativa. Apparentemente può sembrare una miglior capacità di andare nel profondo, in realtà spesso resta un excursus appena al di sotto della superficie. Allo stesso modo la cura della persona non può essere fatta con lo stesso prodotto, con lo stesso approccio, con lo stesso cibo, per quanto naturale ed innovativo sia, perché va calata completamente nella realtà, nel vissuto, nel temperamento della persona.

In ogni caso, come possiamo capire gli altri o addirittura suggerire loro delle terapie e dei percorsi di consapevolezza, se non siamo nemmeno in grado di capire noi stessi? Come possiamo prenderci cura di noi se non vediamo nemmeno il malessere che ci schiavizza ad una vita non nostra, vissuta in maniera parziale credendo invece di essere super eletti ad una maggiore comprensione delle cose e del mondo? Una sorta di dissociazione cognitiva che ci tiene buoni, in una scatola che è migliore solo in apparenza di quella tradizionale, forse perché più colorata ma altrettanto limitata e pericolosa. Uno “Truman show” in cui il protagonista pratica yoga, mangia vegetariano, ha fatto corsi di counselling e medita.

Potremmo provare a sfruttare questo periodo estivo per spogliarci non solo di vestiti, ma anche di spiegazioni e di classificazioni per lasciarci vivere delle piccole cose quotidiane che costruiscono il nostro presente. Cerchiamo così di recuperare quel senso di ascolto vero di noi stessi e solo allora potremmo anche imparare ad indossare le scarpe degli altri e sviluppare un vero senso di empatia.

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Alla ricerca della salute perduta

Chi legge da tempo questa rubrica sa quanto io ci tenga a proporre un’alimentazione sana, di qualità, ma anche naturalmente ricca di prodotti vegetali come cereali, legumi, verdure, frutta, frutta secca e semi oleaginosi. L’amore per la sperimentazione mi porta a far provare i prodotti della terra, il meno elaborati possibili, anche a chi da anni si nutre di prodotti convenzionali, spesso confezionati. Tutto questo però mi rende anche fortemente intollerante alle mode, alle scelte alimentari salutiste a tutti i costi senza che queste siano accompagnate da consapevolezza ed ascolto del proprio corpo. Mi rendo conto che durante i corsi, per quante belle parole io possa spendere, alla fine vengo sempre messa al muro a stilare la famosa lista di alimenti che fanno bene ed alimenti che fanno male, perché questo è ciò che preoccupa o che interessa maggiormente. Pensiamo a cosa sarebbe oggi la nutrizione se non uscisse più l’ultimo libro sulla cura con …, sui pericoli di …, sul detox facile, sull’aggiunta del cereale più esotico del globo. Tutto svanirebbe in un maggiore ascolto di sé. Che paura! Siamo veramente pronti a lasciar andare le idee che abbiamo sul cibo e su noi stessi?

Vi faccio alcuni esempi, catturati tra una spesa e l’altra, di situazioni che segnalano un certo disagio, un voler attenersi a delle regole di un salutismo fine a sé stesso, di confusione mentale su ciò che viene oggi proposto ed il bisogno estremo di cibo vero, non di surrogati di perfetta nutrizione. Non voglio ridicolizzare quanto ho ascoltato; a dire il vero provo un certo dolore quando mi trovo di fronte a queste situazioni, e vorrei poter usare questi esempi per trasmettere quella spinta, quel desiderio ad andare oltre ciò che ci viene costantemente propinato, sfoderando il nostro senso critico e la capacità di ascolto del nostro corpo.

Situazione 1

Una cliente si dichiara celiaca al banco gastronomia e chiede se c’è del pane senza glutine. “Purtroppo non vi è nulla di certificato anche se vi sono prodotti naturalmente privi di glutine perché ottenuti con farina di riso o di mais” risponde il commesso. Cliente: “Bene, mi dia pure la ciabatta normale”. Commento: chiaramente la ciabatta normale contiene glutine, forse si stava cercando di seguire una dieta priva di glutine perché ritenuta più sana, senza avere celiachia. Si è passati però dal senza glutine al pane bianco. In mezzo ci poteva stare un bel pane integrale con semi a lievitazione naturale.

Situazione 2

“Vorrei del formaggio senza lattosio” chiede un cliente. “Purtroppo non abbiamo nulla di sfuso anche se i formaggi stagionati ne contengono naturalmente molto poco, oppure c’è del mascarpone o formaggio spalmabile già confezionato senza lattosio” risponde il commesso. Cliente: “Mi dia pure del pannarello”. Commento: anche qui probabilmente non vi era una vera intolleranza, ma il desiderio di seguire un’alimentazione ritenuta più leggera e digeribile. Si è passati dal formaggio senza lattosio al formaggio con panna ad alto contenuto di lattosio. In mezzo poteva starci un formaggio stagionato o di latte crudo, nel primo caso il lattosio è ridotto perché consumato dalla flora durante la stagionatura, nel secondo caso la copresenza dell’enzima in grado di digerire il lattosio stesso rende il prodotto più tollerato (sempre per chi non ha una vera intolleranza al lattosio).

Situazione 3

Cliente: “Vorrei una piadina vegana, ma è sicuro vero che non vi siano dentro strutto o prodotti animali”. Commesso: “Sì signora, è fatta solo di farina, acqua, olio extravergine e sale. Con cosa gliela farcisco?” Cliente: “Me la faccia pure con del prosciutto crudo, grazie” Commento: può sembrare strano ma c’è ancora così tanta confusione!

Situazione 4

Cliente: “Il nutrizionista mi ha consigliato della pasta prebiotica”. Commesso: “Forse intendeva proteica? Pasta di legumi?” Commento: la pasta di legumi può essere utile per forti intolleranze al frumento o al glutine o qualche volta per accontentare coloro che mangerebbero sempre e solo pasta tutti i giorni offrendo un’alternativa diversa dal punto di vista nutrizionale. Ricordiamo che la farina di legume non è stata ammollata, preparata opportunamente per ridurre i fitati (gli anti-nutrienti che sequestrano minerali quali ferro, calcio, zinco, magnesio) in essa contenuti e per essere resa più digeribile. Inoltre la farina di legume va ben cotta per non rischiare reazioni avverse anche gravi. Una valida alternativa sono i legumi stessi accompagnati da un bel piatto di cereali. Se si ha fretta si possono usare anche quelli in vasetto ogni tanto. Per quanto riguarda le proteine ricordiamo che i legumi ne contengono, ma contengono anche carboidrati, e che una dieta vegana prende le proteine che servono dai legumi, dalla frutta secca e dai semi oleaginosi (canapa, girasole, zucca, lino, chia, sesamo), da alcune alghe come la spirulina, dai cereali e pseudo-cereali (quinoa ed amaranto in particolare) e in piccola quantità da tutti i vegetali.

Situazione 5

Alcune signore hanno assistito ad una conferenza di Franco Berrino ed hanno saggiamente deciso di ridurre il più possibile o eliminare lo zucchero dalla loro dieta; sembrano veramente determinate. Il problema è che cercano di acquistare marmellate e muesli croccanti senza zucchero. Viene detto loro che in alternativa alla marmellata c’è la composta di solo frutta come quella che si serve ai bimbi, oppure delle miscele di frutta secca e malto e viene ricordato che il muesli normale di solito è composto solo da fiocchi di cereali e frutta essiccata naturalmente dolce. Tutte le marmellate, che abbiano succo di mele, di uva o fruttosio sono molto dolci e i muesli croccanti sono sempre addizionati di sciroppi o zuccheri ed olio per essere croccanti. La delusione è fortissima perché si vorrebbe eliminare lo zucchero, ma non si vuole rinunciare alle proprie abitudini. Che battaglia!

La salute non si trova digitando sui motori di ricerca, su un articolo letto nelle riviste da salone estetico. Passiamo il tempo a cercare la soluzione, la promessa di una salute futura, senza rispondere davvero alle uniche domande che ci permetterebbero di stare bene: chi siamo e di cosa abbiamo bisogno. Recentemente un medico antroposofico mi ha detto: “Io non sono qui per guarire i miei pazienti, ma per aiutarli a convivere con quello che hanno, con la loro costituzione, con chi sono.” Forse, se alzassimo lo sguardo sulle nostre famiglie, sulle nostre campagne, sulle nostre sensazioni fisiche, emozionali e mentali ci renderemmo conto che le risposte le abbiamo già e ce le siamo perse nella spasmodica ricerca della salute perduta.

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Come inserire alimenti sani nei piatti dei bambini

Mi suona sempre sospetto quando qualcuno mi dice che suo figlio mangia tutto. Anche le mie mangiavano qualsiasi cosa mettessi loro davanti, dai piatti macrobiotici a quelli più speziati, tipo cucina indiana, fino ai 3-4 anni, poi, come succede ad ogni bimbo, subentrano delle fasi diverse ed anche loro hanno cominciato a sviluppare gusti propri o a sentire di cosa hanno bisogno quando si siedono a tavola. Proprio ieri sera all’ennesima richiesta di ketchup sul riso ho perso la pazienza ed ho provato l’arma del paradosso: ketchup sia, ho innaffiato mezza confezione di ketchup (super selezionato, di qualità, senza additivi e non troppo dolce) sul piatto di riso dicendo mangiane quanto ne vuoi. A quel punto mi sono sentita urlare “è troppo, non ne volevo così tanto, buhhhh” ed ho capito che la mia tattica paradossale era naufragata. Mia figlia sa quanto ketchup mangiare e quando lo vuole mangiare e solo perché lo desidera per 3 sere di fila questo non vuol dire che lo vorrà sempre e per tutta la vita. Un bambino cresciuto con una sana cucina casalinga riesce a decodificare le proprie voglie e a scegliere il tipo di eccessi che vuole concedersi ed anche se abbandona momentaneamente alcuni cibi o verdure non è mai un per sempre, piuttosto una sperimentazione associata ai cambiamenti a cui va incontro. Il problema però è che spesso i gusti dei nostri bambini sono stati modificati da cibi troppo salati o troppo zuccherati/raffinati e morbidi. Al parco sentivo un bambino chiedere alla mamma di togliergli la crosticina del pan carré bianco latte perché troppo dura. Quando si parte da questo livello è inutile cercare di raggiungere immediatamente la vetta, forse meglio attendere il primo bus navetta ed iniziare ad inserire nel cibo che già i nostri bambini mangiano degli ingredienti sani o delle verdure che altrimenti rifiuterebbero. Se vogliamo preparare dei piatti o degli snack sani e gustosi per i nostri bambini il suggerimento numero uno è quello di semplificarci la vita il più possibile ed una volta che cominciamo a sentirci più a nostro agio con i primi esperimenti possiamo liberare maggiormente la fantasia e creare nuove combinazioni.

Quando un bambino continua a mangiare tutto quello che gli viene proposto davanti spesso è per bisogno di approvazione, di sentirsi bravo nei confronti dei genitori oppure è in uno stato ancora dormiente in cui non sta ancora sperimentando attraverso gli opposti cosa desidera. Fase che prima o poi avviene per tutti. Personalmente ho cominciato a rifiutare il cibo di casa in piena adolescenza, quindi quando avevo già 16-17 anni, il mio primo passo verso la libertà o l’adultità di scegliere da sola cos’era meglio per me.

Abbiamo già trattato (cfr. articolo aprile 2011) i comportamenti che ci aiutano ad avvicinare i ragazzi alla sana alimentazione, questa volta vediamo alcuni spunti pratici per rendere più sana e “verdurosa” l’alimentazione dei nostri bambini.

Il travestimento è d’obbligo, almeno all’inizio. Inserite verdure e semi nelle vostre ricette di torte e muffin. Quelle che si prestano meglio sono gli zucchini, la batata, la patata dolce, le carote, la zucca, i semi di chia, ricchi di omega 3 ed utili per l’intestino un po’ pigro che danno alla torta un’ottima consistenza. Naturalmente per non far vedere colori insoliti si può aggiungere una bella cucchiaiata di cacao.

Budini. Si possono creare degli ottimi budini usando degli ingredienti più interessanti di amido e latte. Per esempio con 2 avocadi, 2 cucchiai di cacao, un pizzico di sale, un dolcificante liquido (sciroppo d’acero, miele d’acacia, malto), 1 tazza di acqua si crea un ottimo budino al cacao. In questo modo si fa il pieno di grassi buoni, di potassio e si sostiene la frenetica attività dei nostri bambini sempre in movimento.

Salame di cioccolato. Basta fondere una tavoletta di cioccolato fondente (250-300 g) di qualità ed usarlo insieme ad un dolcificante liquido (50 g di miele d’acacia o sciroppo d’acero o 75 di malto) come legante di couscous già cotto (200 g) aggiungendo delle mandorle tritate o farina di mandorle (100 g) per chi non ama i pezzi e dei biscotti secchi misti.

Dolcetti giapponesi di fagioli azuki. Una volta cotti, scolati bene e frullati, gli azuki, essendo molto dolci, si prestano alla preparazione di deliziosi dolcetti. Il colore ricorda quello del cioccolato.

Le frittate o le farinate di ceci (al posto delle uova la farina di ceci). Sono un altro modo per usare i cereali avanzati o che non verrebbero apprezzati sotto forma di chicchi (couscous, quinoa, riso, ecc.). Possono essere arricchite con ottime verdure arrostite e magari pezzetti di formaggio di capra o di riso o di mandorle per chi vuole evitare i latticini.

Le salse al pomodoro. Magari la pasta al pomodoro è l’unica cosa che nostro figlio sembra mangiare. Proviamo allora ad arricchirla trasformandola in una marinara con dentro cipolle, carote e sedano ridotti in purè se sono i pezzettini a terrorizzare i nostri cuccioli d’uomo.

Chips. All’ultima visita la dottoressa mi ha consigliato di dare più radici a mia figlia per radicarla a terra: carote, pastinaca, batata arrostite. Le ho detto che le avevo già provate a fare tipo patate arrosto nel forno ma che non avevano avuto un gran successo. La risposta è stata: “le frigga di più”. In effetti ogni tanto non c’è niente di male a far lavorare il fegato con una sana frittura (con l’olio migliore naturalmente). Provate prima ad arrostire, oltre alle radici già menzionate tagliate a cubetti, anche topinambur e zucca. Se piace, potete aggiungere oltre al sale e all’olio una spolverata di cannella. Anche il cavolo nero, privato della costa e tagliato a listarelle, condito con olio, sale e volendo aceto di mele, una volta sparso sulla teglia del forno e passato a 180 gradi per una ventina di minuti diventa un ottimo sostituto delle patatine.

Ognuno può trovare il veicolo più consono ai propri figli per dispensare semi, verdure, frutta secca, legumi o degli ingredienti che non verrebbero accolti tali e quali. Altri esempi sono:

I passati di verdura

I frullati e le centrifughe

I gelati ottenuti semplicemente frullando della frutta congelata a pezzetti tra cui banana (d’obbligo averla sempre già pronta in congelatore) con un po’ d’acqua o latte vegetale

I purè non solo di patate ma anche di cavolfiore, zucca, legumi

Salsine e paté da spalmare su pane e crostini: dalla salsa di olive a paté ottenuti semplicemente frullando legumi come l’hummus di ceci oppure la salsa tzatziki che ha una base di cetrioli e yogurt (se non si vuole quello vaccino si può usare anche quello di soia).

Molti bimbi amano le verdure in pinzimonio più che cotte o proposte in altro modo. Tagliate tutto a listarelle (non solo carote, anche finocchio, sedano, coste di insalate), mettetele in un bel bicchiere come fossero un mazzolino di fiori ed accanto qualche salsina o semplicemente dell’olio e sale.

Per concludere provate questa ricetta alternativa di base per la pizza senza farina di “The Food Matters Team”.

Gli ingredienti per la base sono: i fiori di un cavolfiore, ¾ di tazza di farina di mandorle, 1 cucchiaio di origano secco, sale, 3 uova battute. Tritare il cavolfiore crudo e ridurlo a farina, aggiungervi il resto degli ingredienti secchi, fare la fontana ed al centro aggiungervi le uova ed impastare con le mani fino ad ottenere una palla omogenea. Stenderla ed ottenere 2 basi per pizza; una sola cuocerebbe meno bene. Precuocere in forno per 25 minuti circa o finché non diventa dorata. Aggiungere i condimenti preferiti: pesto, pomodori, salsa, formaggi, verdure e cuocere per altri 5-10 minuti.

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Cibo per l'intuito

Tutti noi siamo dotati di un istinto innato, fa parte della nostra natura animale; c’è stato donato per permetterci di salvarci nelle occasioni di pericolo. Numerosi studi scientifici sono stati condotti in tal senso ed hanno dimostrato come il nostro corpo risponda fisicamente (sudorazione, aumento della pressione, variazioni del battito cardiaco) a potenziali pericoli o a qualcosa di brutto ancor prima che la nostra mente cosciente si renda conto di cosa sta succedendo attorno e ne registri l’informazione. I ricercatori hanno evidenziato che il nostro sistema limbico può percepire il pericolo segnalato dal sistema nervoso autonomo (cervello antico) prima che questo appaia. In questo modo il nostro intuito può permetterci di salvarci la vita.

Ci sono molteplici definizioni di “intuito ed intuizione”; per alcuni si tratta di una conoscenza innata su cosa fare e come agire, per altri rappresenta una sensazione fisica di stomaco, per altri ancora è la propria connessione con un qualcosa di più grande (Dio, Esistenza, Universo, Energia). Ci sono quindi stili diversi di intuizione e non c’è un modo migliore di un altro perché, per tutti, l’intuizione rappresenta l’abilità di ricevere ed interpretare i segnali che ci arrivano per indicarci la strada. L’intuizione ci dà la chiarezza di sapere se stiamo andando nella direzione giusta e ci permette di capire come procedere. Più riusciamo a sintonizzarci con la nostra parte intuitiva più facile diventa riconoscere i segnali che ci arrivano. Quando siamo in pace con noi stessi, calmi e proviamo un senso generale di amore incondizionato possiamo percepire velocemente e correttamente i segnali attorno a noi. Quando invece ci troviamo in uno stato d’ansia o di aggressività i segnali che ci arrivano sono distorti e diventa difficile discernere tra la voce del pensiero razionale e quella vera dell’intuito.

Oggi il nostro intuito è spesso offuscato e le cause sono molteplici. Da un lato i condizionamenti di una società che ha cercato di spegnere le sensazioni che ci arrivano dall’interno a favore di dogmi e regole, dall’altro i condizionamenti familiari ed ancora il tipo di personalità. Se siamo molto focalizzati su ciò che accade esternamente ed abbiamo una razionalità molto forte potremmo non seguire la nostra vocina interiore perché non riusciamo a spiegarci razionalmente ciò che ci indica. In ogni caso poiché l’intuizione è un dono innato possiamo imparare a riconoscerla, ad affinarla, ad aumentarla. Possiamo suddividere i doni dell’intuito in quattro forme, associate ai canali sensoriali attraverso i quali ci relazioniamo con il mondo:

  • le visioni: con questa parola si intendono sia le cose che vediamo con gli occhi fisici (un cartellone pubblicitario, una cartolina, l’illustrazione di un libro che ci fa venire in mente qualcosa di importante), ma anche le immagini che ci arrivano nei sogni oppure dei segni che ci appaiono di tanto in tanto come per esempio i lampi di luce. Questo tipo di visione è chiamata “chiaroveggenza” che significa chiarezza nel vedere.
  • le sensazioni: per sensazioni si intendono le emozioni che sorgono dal nulla (gioia, compassione, ecc.) oppure le sensazioni fisiche non direttamente correlate all’ambiente attorno a noi (un calore improvviso, un cambio di temperatura e/o pressione, la sensazione di sentirsi sfiorati, un odore che non ha un’origine fisica come di fiori o di fumo). Questo tipo di sensibilità è chiamata “chiarosenzienza” o chiarezza nel sentire.
  • i pensieri: tutte le volte che sappiamo qualcosa senza sapere come. Quando riusciamo a riparare qualcosa senza aver letto delle istruzioni, quando dalla nostra bocca escono parole forbite o sagge come se qualcuno ce le avesse suggerite, quando ci vengono delle idee geniali. Questo tipo di conoscenza è detta “chiaroconoscenza” o chiarezza nel pensiero.
  • i suoni: quando sentiamo alla radio o in televisione un programma che ci comunica esattamente l’informazione che ci serviva, quando a livello mentale sentiamo un messaggio, oppure ci svegliamo con una canzone in mente. Spesso gli acufeni rientrano in questa modalità. Questa capacità di percezione dei suoni è chiamata “chiaroudienza” che significa chiarezza nell’udire.

    Anche se possiamo ricevere i segnali dell’intuito sotto tutte queste forme ognuno di noi ha una via ed una sensibilità preferenziale e primaria. Provate a pensare in quale vi ritrovate maggiormente. La meno riconosciuta è quasi sempre la chiaroconoscenza perché viene considerata una cosa perfettamente normale, frutto della propria mente razionale più che di un’intuizione speciale.

    Diventa sempre più evidente che le scelte che facciamo rispetto al nostro stile di vita ed ai cibi che scegliamo possono drammaticamente aumentare o diminuire le nostre diverse forme d’intuito. Anche per chi ha già molto sviluppati i doni dell’intuito ci possono essere dei notevoli miglioramenti. Poiché il corpo fisico è il veicolo che usiamo per compiere il nostro scopo qui, in questo momento, ed è il veicolo dell’intuizione stessa è di fondamentale importanza prendersene cura sotto vari aspetti: attività fisica, scelta di cibo e bevande, scelta dei prodotti che usiamo per la detersione e la cosmesi, scelta delle persone e dei luoghi che frequentiamo.

    La base di un’alimentazione al servizio dei nostri doni naturali è sicuramente un’alimentazione sana, ma anche rispettosa delle nostre unicità e differenze.

    Vediamo quali sono i cibi che hanno un impatto maggiore sul nostro processo intuitivo e le linee guida da seguire per affinare il nostro sesto e settimo senso.

    Evitare il cibo non vitale soprattutto tutti i cibi considerati light come gallette, estrusi di cereali, prodotti senza glutine. Sta diventando una vera battaglia quella di ricordare che senza glutine non è garanzia di nulla per una persona che non soffre di celiachia, ma che vuole eliminarlo dalla dieta per salutismo. Anzi spesso senza glutine vuol dire amidi, zuccheri, addensanti. Ricordiamo che tutti i prodotti cotti ad alta temperatura appesantiscono il nostro sistema digerente quindi invece di usare le fette biscottate tutto l’anno potremmo provare dei porridge con fiocchi di cereali, dei budini con i semi di chia, dei latti vegetali (anche di mandorle, anacardi o altra frutta secca fatti in casa al momento) o degli estratti di frutta e verdura, del pane di cereali tipo pumpernickel (più invernale, ma alleggerito dalla vera fermentazione naturale se è fatto senza lievito di birra), della frutta/frutta secca/semi (potete trovare in internet le ricette della “miam-o-fruit” del metodo France Guillain o la crema Budwig consigliata dalla Kousmine).

    Scegliere cibo ad alta energia come frutta e verdura maturata al sole, una sorta di forma edibile naturale della luce solare. Certamente una dieta ricca di frutta e verdura è più salutare, ma quando vogliamo fare un salto di qualità nel nostro benessere e non solo nell’assenza di malattia (due cose molto diverse!) è fondamentale comprare prodotti vitali e non dei cadaveri conservati in celle frigorifere per mesi o dei prodotti fortemente trattati chimicamente o modificati geneticamente di cui non conosciamo ancora bene i possibili effetti. L’amore per la terra, per l’acqua e per l’ambiente restituisce cibo ad alta energia perché questo tipo di informazione viene veicolata dentro di noi.

    Evitare gli alcolici. Molte persone sostengono di essere più ricettive, più sciolte, più ispirate sotto l’effetto dell’alcool. In realtà il tipo di intuizione che si attira è ad un livello più basso rispetto alle soluzioni veramente trasformative che si possono attirare rimanendo sobri. Inoltre in condizioni di sobrietà l’uso dell’intuito aumenta via via la propria autostima facendoci sentire attori del nostro destino.

    Evitare gli stimolanti nervosi che, oltre ad essere una falsa forma di energia che porta a picchi di eccitazione e di stanchezza, tendono a concentrare il pensiero razionale.

    Evitare gli zuccheri in eccesso per quanto naturali possano essere. Lo zucchero apparentemente ci dà energia, in realtà, oltre al problema fisico strettamente legato ai livelli di glicemia che si alzano ed abbassano improvvisamente, ci indebolisce e ci sottrae motivazione togliendoci la forza necessaria per seguire l’intuizione ricevuta.

    Evitare l’uso eccessivo dei latticini (usarli massimo 2 volte a settimana), soprattutto quelli più stagionati, che formano uno strato di muco, non solo a livello corporeo, ma anche a livello del nostro campo energetico, cosa che ci rende più difficile meditare in profondità e focalizzarci su un obiettivo preciso.

    Evitare i grassi non salutari come quelli idrogenati o l’eccesso di grassi vegetali non idrogenati o le margarine di soia presenti nei fritti ma anche in molti snack, biscotti cotti al forno. Questo tipo di prodotti rende più difficile discernere tra intuizione e voce dell’ego.

    Inserire nella dieta tisane, alghe, bacche a sostegno e completezza dell’alimentazione quotidiana.

    Spesso senza rendercene conto usiamo proprio il cibo spazzatura, l’eccesso di zuccheri, o gli stimolanti nervosi per nascondere una situazione che ci crea dolore. Spegniamo la vocina interiore dell’intuito, che ci ha già messo in guardia, per rimanere in uno stato di sofferenza piuttosto che prendere delle decisioni troppo dolorose come porre fine ad una relazione, cambiare lavoro, trasferirsi.

    Cominciamo a togliere dalla dieta la cosa che ci disturba di più in questo momento, che sia lo zucchero, il caffè, i farinacei ed un passo alla volta saremmo guidati con maggior chiarezza ed energia a sentire cosa ancora ci disturba. È un percorso che si può compiere secondo i propri tempi, anche in diversi anni. Nel mio caso ho cominciato a togliere il frumento per una forte intolleranza nel 2001, poi qualche anno dopo i latticini, poi gli zuccheri ed infine proprio recentemente il caffè. Togliere vuol dire che, una volta disintossicati, si possono comunque consumare saltuariamente nella versione più sana possibile, ma diventa facile avvertire quando e come questo si possa fare.

    In altre parole siamo tutti degli esseri dotati di intuito e di doni normali che vengono spesso considerati paranormali da chi non li sa riconoscere. Inoltre oggi disponiamo di solide basi scientifiche che dimostrano come avviene il processo intuitivo. Diventare consapevoli dei messaggi che il nostro intuito ci manda è di fondamentale importanza per:

    avere molta più fiducia nelle decisioni che prendiamo senza rimuginare eccessivamente sulle cose

    avere più autostima perché riconosciamo il disegno più grande che è alla base delle nostre decisioni

    imparare ad avere fiducia nelle risposte che riceviamo intuitivamente su cosa fare o dove andare

    imparare a capirci ed apprezzarci per quello che siamo

     

    Articolo liberamente tratto da “Nutrition for Intuition” di Doreen Virtue e Robert Reeves

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Snack salutari con buon senso!

Abbiamo già parlato di snack e di idee per gli spuntini (cfr. articolo ottobre 2013), ma vorrei riprendere l’argomento per evidenziare come sia sempre più difficile distinguere tra gli snack sani e quelli che sembrano sani, che dichiarano di esserlo, e poi invece non lo sono affatto. Sempre più spesso ci troviamo fuori casa quando è ora di consumare la nostra merenda ed allora ci affidiamo a snack confezionati che ci sembrano salutari per alcuni degli ingredienti contenuti, perché così appaiono o perché sono accompagnati da qualche slogan pubblicitario che a volte si traveste da principio di nutraceutica. Mi fa sorridere sentire come oggi siamo diventati tutti esperti o vittime in tal senso. Una domenica pomeriggio ho proposto ad un amico una cioccolata calda, ma poi gli ho detto che l’avrei fatta con il latte di avena perché era l’unico che avevo in casa e mi sono sentita rispondere: “Benissimo, fa bene al cuore per i betaglucani!”. L’altro giorno stavo facendo la spesa ed un anziano signore davanti allo scaffale delle spezie mi ha visto prendere la curcuma e mi ha detto “Eh sì la uso anch’io, perché, sa, è un potente antiossidante”. Anche se l’informazione è vera si tralascia spesso di segnalare la quantità minima necessaria per avere l’effetto desiderato nel corpo, spesso molto maggiore di quella contenuta nello snack o nella bevanda considerata a meno di mangiarne o berne 10 volte tanto. Inoltre molti principi attivi funzionano proprio in virtù del complesso in cui si trovano, ricco di altri componenti sinergici, o danno meno effetti collaterali se usati in equilibrio con altri componenti (per esempio la vitamina C in copresenza del Rame o la vitamina D se abbinata alla K2).

Vediamo gli snack sani più in voga al momento.

Barrette di cereali: sembrano una bella idea visto che sono fatte con cereali e frutta secca o essiccata, ma spesso è tutto il resto a non andare troppo bene perché di solito contengono gli stessi zuccheri o grassi di un dolcetto con l’unica differenza che probabilmente hanno più fibre. Molto meglio prepararsi il proprio mix di fiocchi di cereali e di frutta essiccata. Oppure mangiare della frutta fresca con un burro di frutta secca.

Barrette proteiche vegane: anche se non contengono prodotti animali e sono senza glutine questo non vuol dire necessariamente che siano un’ottima idea. Spesso queste barrette usano proteine derivate dalla soia o soia ristrutturata che sono tra le peggiori proteine che si possano usare (per approfondire vi consiglio l’articolo sulla soia, cfr. giugno 2014). Sono infatti estremamente lavorate, non così facilmente assorbibili da parte del corpo umano, ed inoltre possono alterare l’equilibrio ormonale. A volte possono contenere dolcificanti artificiali ed agenti di riempimento o leganti per tenere insieme i fiocchi di soia. Meglio usare della frutta secca o delle barrette crudiste (raw) con canapa, spirulina, semi di chia e frutta secca.

Frullati ed estratti/centrifughe già pronte: sembrano appena fatti e quindi un’ottima alternativa appena finita l’attività sportiva o in ufficio al posto del pranzo. In effetti lo sono nel momento in cui la miscela degli ingredienti è ben bilanciata e non contiene solo frutta e verdura molto dolce. Purtroppo sono prodotti pastorizzati e questo non li rende così vitali come sembrano perché vengono ammazzate molte vitamine e micronutrienti, ancora peggio se poi questi vengono reinseriti artificialmente. Meglio quindi una centrifuga/estratto/succo fatto al momento e bevuto molto lentamente, a piccoli sorsi, quasi “masticato” o direttamente della bella frutta fresca.

Verdure croccanti o “patatine” di verdure: non importa se fritte o cotte al forno, comunque non costituiscono un valido sostituto alla verdura e sono simili alle classiche pattatine in sacchetto. Sono tipicamente cotte usando oli vegetali raffinati ricchi di omega 6 che hanno un effetto pro-infiammatorio nel corpo. Sono molto ricche di sale e le versioni peggiori possono contenere verdure liofilizzate anziché verdure fresche. Se ci piace il gusto croccante meglio delle crudità di verdure in pinzimonio oppure

accompagnate da una salsa di avocado o di ceci. Bene le verdure essiccate crudiste, ottenute non superando i 40 gradi per cercare di conservarne intatti enzimi, vitamine e micronutrienti.

Biscotti senza glutine: il senza glutine non è garanzia di nulla! Anzi spesso è sinonimo di amidi, fecole, zuccheri, addensanti per cercare di ricreare il gusto e la consistenza del biscotto tradizionale (cfr. settembre 2014). Se volete optare per una versione senza glutine cercate prodotti con la lista più corta possibile di ingredienti e che contengano cereali e pseudo-cereali interi naturalmente privi di glutine come riso integrale, miglio, quinoa, amaranto e grano saraceno.

Gelati senza latte: possono non avere latte, ma essere molto più ricchi di zuccheri, conservanti, aromi, addensanti come la carragenina, gomma di guar e di xantano che secondo le ultime ricerche potrebbero dare problemi di salute. Inoltre il latte è quasi sempre sostituito da derivati della soia (cfr. articolo giugno 2014). Meglio optare per un gustoso sorbetto di frutta (solo acqua e frutta).

 

Naturalmente nelle categorie menzionate ci sono sicuramente dei prodotti di qualità, ma non in virtù del nome o di quello che c’è scritto davanti sulla confezione. Leggiamo sempre la lista degli ingredienti, l’unica che ci può dire veramente cosa stiamo consumando ed usiamo il nostro buon senso!

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Rimedi naturali per i disturbi post vaccinazione

Seguo con vivo interesse l’infuocato dibattito sulle vaccinazioni, soprattutto da quando sono nate le mie figlie. Nonostante sia messo in discussione il fatto che i vaccini siano o meno i principali responsabili di tutta una serie di disturbi, resta il fatto che oggigiorno assistiamo ad un numero sempre più elevato di bambini con disturbi neuro-psichiatrici, disturbi dello sviluppo, problemi di linguaggio, comportamenti ripetitivi e stereotipati e che molti genitori (anche alcuni medici) sostengono che questi siano iniziati pochi giorni dopo la vaccinazione. All’interno di tale dibattito non avevo mai sentito qualcuno occuparsi di come sostenere chi ha comunque scelto, per ragioni diverse o per non essersi nemmeno posto il problema, di vaccinare il proprio figlio. Ultimamente sono venuta a conoscenza del lavoro di un centro di nutrizionisti americani (Biodynamic Wellness di Kim Schuette) che si occupa proprio di questo aspetto e mi sono resa conto che è davvero importante poter aiutare tutti quei bambini che hanno ricevuto il vaccino, in modo da aiutare il loro corpo a processare le sostanze estranee introdotte con il vaccino stesso. Non esiste una soluzione valida per tutti, ma un insieme di proposte che possono essere molto utili se opportunamente integrate.

I bambini di oggi partono notevolmente svantaggiati, con uno stato di salute indebolito a causa di una nutrizione carente, non di qualità, della continua esposizione a tossine ambientali, anche nel periodo prenatale e di una ridotta capacità del corpo di svolgere alcune funzioni importanti. Un terreno su cui i vaccini possono essere davvero l’ultima goccia che fa traboccare il vaso.

Supporto nutrizionale

La dieta base proposta è completamente priva di glutine, caseina, zuccheri e amidi (si tratta della “GAPS diet” della dottoressa Natasha-Campbell-Mcbride). Se i disturbi segnalati non sono troppo gravi la dieta include l’utilizzo dei cereali opportunamente preparati (attraverso ammollo e cottura), altrimenti questi alimenti vanno inseriti in un secondo momento.

Sembra che una delle carenze principali dovute alla vaccinazione sia quella associata alla vitamina A che gioca un ruolo cruciale nell’aiutare il corpo contro le infezioni. Andrebbe quindi integrata, attraverso l’alimentazione, la vitamina A nella forma di retinolo ed i suoi esteri, non nella forma di caroteni.

Anche la vitamina C svolge un ruolo molto importante e può essere usata prima e dopo la vaccinazione per sostenere l’inevitabile stress ossidativo che segue l’iniezione delle tossine estranee. La vitamina C può anche aiutare il rene a proteggersi dai danni legati all’esposizione del mercurio, se presente nel vaccino. Lo studio è stato condotto sui bambini aborigeni che avevano un tasso alto di mortalità successiva all’immunizzazione, tasso che si è riusciti a ridurre somministrando alte dosi di vitamina C, di cui gli aborigeni sono carenti, prima e dopo la vaccinazione. La forma ideale è la vitamina C naturale (non quella ottenuta da sintesi chimica) per la presenza di altre sostanze ad essa associata (fitocomplesso). In questa forma si previene anche la deficienza di rame e di altri cofattori importanti.

Oltre alle vitamine segnalate è molto importante la presenza di minerali ed oligoelementi che servono all’organismo per liberarsi più facilmente da alluminio e mercurio. Per remineralizzare il corpo basta includere nella dieta del sale marino integrale ed eventualmente usare dell’acqua di Quinton.

Drenaggio

Qualsiasi terapia che aiuta il corpo ad eliminare le tossine può essere considerata una terapia drenante. Questa include tutte le forme di idroterapia (bagni in Sali di argilla, sali di Epsom, sale marino integrale) e anche impacchi di fanghi con diversi tipi di argille posizionati sul sito dell’iniezione, sui reni e sul fegato. Tuttavia per drenaggio spesso si intende l’uso di opportune sostanze omeopatiche e fitoterapiche (specialmente i gemmoderivati) secondo il consiglio di un esperto.

Altro

Si è riscontrato che un miglioramento dei disturbi può essere ottenuto anche facendosi aiutare da un osteopata/esperto di cranio sacrale per andare a supportare sia la neurofisiologia ma anche la biomeccanica corporea consentendo così all’individuo di ripristinare il massimo funzionamento delle proprie capacità.

Tutti questi interventi naturali andrebbero iniziati quasi subito dopo la vaccinazione mantenendo sempre un’attitudine positiva nei confronti di chi amiamo, anche se è in difficoltà e sta soffrendo. Dobbiamo recuperare la fiducia che il nostro corpo sia in grado di guarire e cominciare a prendere tutte le decisioni che riguardano la nostra salute fidandoci di quello che sentiamo senza delegare ad altri la responsabilità del nostro benessere.

Wise Traditions, vol 16 n2, summer 2015

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Desideri per l'anno nuovo: longevità, salute e bellezza

Desideri per l’anno nuovo: longevità, salute e bellezza

A volte ritornano. Mi sono persa il motivo per cui ultimamente è tornato in voga sul web ed in alcuni giornali il foto-confronto tra la guru del salutismo inglese Gilliam McKeith, vegana, e Nigella Lawson chef della tv britannica. Il confronto era circolato per la prima volta dopo un articolo apparso sul Sun nel 2010. Stessa età, ma aspetto completamente diverso, quasi impietoso, a favore della più libertaria e carnivora. Ipotizzo che il motivo di questa riesumazione possa essere legato al fatto che l’alimentazione vegana stia conquistando l’Italia o che qualcuno cominci a preoccuparsi per la messa al bando di menu e cenoni natalizi tradizionali. Non entro nel merito del foto-confronto, degli eventuali fotoritocchi, dei problemi di salute congeniti a scapito della bellezza di una, dei probabili ritocchi estetici dell’altra, perché sinceramente non mi interessa. In questi anni ho visto di tutto dal punto di vista fisico: salutisti dalla faccia color cartone, a volte dall’aspetto teso di una persona gravemente malata sottoposta a forti cure farmacologiche, salutisti dediti allo sport morire di infarto a 40 anni e viceversa persone arrivare a più di cent’anni in ottima salute pur mangiando di tutto. E naturalmente, direi in maniera statisticamente più rilevante, anche il viceversa.

Ma è mai possibile che l’unico motivo per convincerci a cambiare alimentazione e stile di vita debba essere la paura delle terribili conseguenze cui possiamo andare incontro e che dall’altra parte ci si ostini a sostenere che comunque di qualcosa bisogna morire e quindi è meglio godersi la vita? Sembrano due posizioni opposte, tuttavia sono accomunate dalla stessa rigidità e superficialità. Il compito di chi si occupa di insegnare degli stili di vita più sani ed ecologici non dovrebbe essere quello di persuadere ma di far comprendere, e c’è un abisso tra questi due termini. Chi viene persuaso è ancora schiavo del proprio intelletto e oscilla, preda delle parole, da una teoria nutrizionale all’altra, con la paura di sbagliare e quindi di ammalarsi. Chi comprende invece è colui che sa da dentro, si è tuffato nelle proprie convinzioni, sa come gestirsi e gestire al meglio le informazioni che riceve, per il suo bene e quello di tutte le parti. Quando il cuore è pronto trova da sé il cambiamento e può attenervisi senza che gli pesi, anzi con gioia e godimento. Queste persone si nutrono in modo sano e consapevole perché facendolo si sentono davvero meglio, con più energia, senza paure, ma anche senza aspettative di longevità e bellezza fisica. Le persone che hanno compreso possono anche permettersi di esagerare con il cibo senza avvertire gli stessi sintomi di acidità di stomaco, di pesantezza, di mal di testa che avvertirebbero seguendo la dieta tradizionale a base di prodotti di scarsa qualità con additivi vari o dalle pazze combinazioni. In questa comprensione più profonda il seguire una dieta sana non è assolutamente visto come una vita di privazioni, ma è la scelta più spontanea che ci possa essere dato che si toccano con mano i benefici immediati e non solo quelli a lungo termine. Lavorare senza bisogno di stimolanti nervosi, dormire bene, avere energia per fare ciò che piace, non dover assumere farmaci per digerire, per la pressione alta o per altri disturbi apporta vitalità e benessere. Se si segue una dieta salutare, vivendo nella privazione significa che non si è ancora sentito realmente nel proprio corpo, ma solo nella mente, i benefici reali che, oltretutto, non si concretizzano solamente nel benessere del corpo fisico, ma anche in quello del Pianeta.

Coloro che sostengono di non voler rinunciare a nulla perché ci sono esempi di persone longeve che mangiano di tutto, che i magri sono pieni di rughe e sono più tristi, che tanto di qualcosa bisogna morire, non si rendono conto che ci sono sicuramente persone longeve in ottima salute, nonostante una dieta pessima, ma che sono delle eccezioni legate, secondo i medici, al loro assetto genetico e, secondo me, anche alla loro passione per la vita, all’entusiasmo per dove vivono o per chi li circonda. Oltretutto mi sembra un controsenso affermare queste cose visto che viviamo in un mondo ipocondriaco sempre attento ad ogni sintomo, a cercarne il significato in internet, disposto a smorzarlo con un farmaco al primo apparire e a fare analisi inutili. Davvero insolito esorcizzare la paura terribile della malattia affermando che è meglio vivere più felici gozzovigliando.

La realtà è che il mangiare ha a che fare soprattutto con l’aspetto sociale e con la cultura cristallizzata di ciò che è considerato normale o alternativo. Così in un ristorante tradizionale godimento è mangiare 5 portate super condite annaffiate con tanto alcol, tristezza è l’insalatina lavata e stirata servita ai salutisti che non

trovano nient’altro di decente da consumare. Viceversa in un ristorante alternativo il godimento è dato dal mangiare 7 portate naturali, accattivanti, sane accompagnate, volendo da una moderata assunzione di alcol, sentendosi gli eletti perché si sta seguendo l’unica dieta che ci assicurerà longevità, salute e bellezza.

Longevità, Salute e Bellezza sono frutto di un’equazione molto complessa. Il giusto respiro, la sana alimentazione, il corretto stile di vita migliorano sicuramente il nostro abito materiale, ma migliorano ancor più il nostro essere invisibile, la nostra anima che recupera il suo antico splendore. Il cambiamento del corpo fisico è l’ultimo atto che si compie in ordine temporale. Se lo spirito viaggia su una navicella spaziale, il corpo fisico viaggia su un calesse; ecco perché è importante dargli tutto il tempo di cui ha bisogno per apportare i suoi cambiamenti. Chi è nella dieta salutare mentale potrebbe scoraggiarsi e cambiare rotta non osservando miglioramenti tangibili e sentendo esclusivamente il senso di privazione. Chi è nell’ascolto si sente meglio, al di là dello specchio, ed è felice di seguire uno stile di vita più vicino a quello che seguono tutte le persone che sono rimaste a contatto con la Natura.

Godiamoci le nostre cene natalizie nell’ottica della gioia di questi giorni di festa all’insegna dell’abbondanza, per quanto piccola possa essere, ed osserviamo le nostre scelte alimentari da un nuovo punto di vista, quello di chi ha compreso che cosa è meglio per sé e per il pianeta. Se ci si vuole bene non si può infatti scegliere di farsi del male ingurgitando a dismisura cose a forma di cibo solo perché lo fanno tutti. Se ci si vuole bene non si può nemmeno scegliere di isolarsi nella perfezione di un cibo vuoto, privato del calore della famiglia e degli amici. Insegniamo ai nostri cari quali sono i cibi che nutrono e riportiamo in tavola i cibi di una volta, poveri, semplici, veri e soprattutto fatti con il cuore.

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Quella voglia di cioccolato

Nei mesi autunnali uno dei protagonisti d’eccellenza è il cioccolato. In ottobre e novembre vi sono numerose fiere e manifestazioni dedicate al cioccolato nelle diverse città di Italia. Dopo il caldo estivo ed il blocco della distribuzione ecco che il cioccolato nelle sue diverse forme torna sugli scaffali dei negozi e forse anche il bisogno di affrontare gli impegni del nuovo anno scolastico-lavorativo ce lo rende di nuovo così attraente. Ma per alcuni di noi, inclusa la sottoscritta, quest’attrazione non tramonta mai durante l’anno e ci si può definire dei veri e propri “cioccolisti”. Tuttavia ho notato che c’è una gran confusione sull’argomento “desiderio irrefrenabile di cioccolato” o “cioccolato dipendenza”. Quando tengo i corsi sulle voglie e mi sento rispondere che la voglia principale è di cioccolato, ho ormai imparato ad andare oltre e chiedere di che tipo di cioccolato non si possa fare a meno: spalmabile, biscotti, snack, gelati, budini, tartufi e cioccolatini, barrette, torte, o cereali? Questo è importante per capire che tipo di “cioccolista” si è, che equivale a scoprire la causa della dipendenza, ma anche per accorgersi che, in realtà, la voglia di cioccolato potrebbe essere solo il veicolo di qualcos’altro, come ad esempio la voglia di zucchero o di qualcosa di cremoso, come un latticino.

Alcuni di noi mangiano cioccolato per provare le emozioni positive che se ne traggono e che sono indotte dalla feniletilammina, sostanza chimica che il cervello secerne anche nelle fasi dell’innamoramento, ruolo simile a quello della serotonina. Così, per delusioni amorose o per senso di solitudine o per l’eroticità dell’alimento, ci si butta sul cioccolato in cerca di sentimentalismo ed amore.

Altri mangiano il cioccolato solo in certi momenti: nei mesi invernali per la piccola depressione legata alla stagione o perché esso si rende disponibile con le festività o, nel caso delle donne, prima del ciclo mestruale per motivi ormonali. Il Magnesio in esso contenuto può essere cercato, anche inconsapevolmente, per risolvere situazioni di carenza di questo minerale, oggi molto diffuse.

C’è chi invece divora tutto ciò che è al cioccolato, soprattutto biscotti, gelati, torte, cioccolatini, senza accorgersi che in realtà quello che cerca davvero sono gli altri ingredienti in esso contenuti: zucchero, panna, nocciole.

E poi ci sono i cioccolisti estremi, innamorati di gusto, odore, tatto e che provano beatitudine perfetta quando lo mangiano. In questa categoria possiamo far rientrare anche gli amanti del cioccolato crudista (cioccolato prodotto senza la tostatura delle fave del cacao e i successivi processi di riscaldamento per l’estrazione del burro di cacao).

Per altri ancora il cioccolato è un sostituto di tè e caffè e delle sostanze eccitanti in esso contenute: teobromina e caffeina.

Andare a fondo della propria voglia di cioccolato può anche essere un mezzo per conoscere meglio i bisogni di corpo mente e spirito.

Se tendiamo a cercare il cioccolato in alimenti croccanti, come biscotti secchi con gocce di cioccolato o bastoncini biscotto rivestiti di cioccolato, è molto probabile che stiamo provando sentimenti di tensione e di collera soprattutto per quanto concerne le nostre relazioni affettive ed il nostro stile di vita. Sicuramente emerge un forte bisogno di svagarsi.

Se invece prediligiamo il cioccolato veicolato in consistenze morbide, come gelato, creme, cioccolatini, i sentimenti principalmente coinvolti sono più di tensione e paura rispetto alla relazione sentimentale in cui si è coinvolti o che si desidererebbe: un intenso desiderio d’amore, di conforto e di affetto anche da parte di noi stessi. Se i tartufi sono il puro desiderio di sciogliersi in amore, felicità fiabesca, il gelato al cioccolato è più una frustrazione per la propria vita sentimentale accompagnata da una sorta di depressione.

Chi ricerca solo il meglio del cioccolato, spesso fondente, puro, crudo, di solito trae dall’esperienza stessa del mangiarlo euforia ed eccitazione per la vita.

Se vogliamo guarire dagli eccessi oppure semplicemente riuscire a limitare quello che ci sembra l’alimento più pericoloso per riuscire a portare a termine la dieta che da tanto tempo andiamo seguendo, impariamo a riconoscere i messaggi subliminali che il nostro tipo di cioccolato preferito o il nostro modo di consumarlo ci sta mandando. In questo modo possiamo cercare non dei surrogati, ma delle attività che hanno la stessa valenza a livello interiore ed emozionale. Infatti quando sento alcune clienti che mi dicono che siccome sono a dieta non mangiano più il loro cioccolato preferito, tavoletta al latte o cioccolatini burrosi (effetto rassicurante del latticino da sempre legato alla figura materna), ma solo quello fondente e fanno anche una faccia un po’ schifata, capisco che non ci siamo proprio. Finirà che prima o poi daranno fondo ad un vasetto di crema spalmabile al cioccolato. Se però si toglie il cioccolato cremoso, ma si inserisce un bagno caldo con una candela che si scioglie in acqua, o una crema da corpo al cioccolato, o un massaggio, quel senso di amore per noi stessi ci aiuterà a colmare quel vuoto. Se invece ci si lamenta che senza lo stimolo eccitante del cioccolato non c’è modo di andare avanti con la giornata, spesso il senso di spossatezza è causato da attività snervanti e prive di significato, da esaurimento emotivo ed insoddisfazione lavorativa. In questo caso la ricerca di attività più creative ed ispiratrici sarà l’unica via percorribile per uscire dalla cioccolato-dipendenza.

Naturalmente una volta fatto pace con la propria voglia di cioccolato e capito cosa significa, vale la pena aumentare la qualità dei prodotti in cui lo consumiamo evitando surrogati, latticini in polvere, zuccheri in eccesso (se sono il primo ingrediente in elenco non è cioccolato che stiamo mangiando, ma zucchero), emulsionanti. Consumiamolo possibilmente equo solidale e magari il più vicino possibile al suo stato naturale come è rimasto da secoli il cioccolato modicano. Sperimentiamolo anche crudo. Proviamo le cialde di massa di cacao puro. Le possibilità sono davvero infinite ed è molto più difficile entrare nella dipendenza se lo si consuma in queste forme più sane.

 

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